Dalla confusione, partire | Quarta parte
Di Roberta • 27 apr 2012 • nella categoria: scrittori, venerdìUscii sotto la pioggia, senza ombrello, sola con i miei pensieri. Non misi neanche le cuffie nelle orecchie: volevo sentire il mondo che sotto quelle gocce pesanti si faceva silenzioso, fermandosi ad ascoltare per un po’. Camminai per più di un’ora, e senza accorgermene mi trovai davanti a una caffetteria piena di specchi e libri consumati. Mi sedetti, e per un attimo guardai la mia immagine riflessa, percorrendo con lo sguardo le macchie livide sotto gli occhi che raccontavano la storia dei giorni appena passati, la pelle troppo pallida di chi, impegnato a pensare, ha dimenticato che esiste un mondo, fuori. Ciò che era successo negli ultimi giorni mi aveva aiutata a ritrovare qualcosa che, polveroso, si era depositato sul fondo.
Pensai che non sarei mai riuscita davvero a ritrovare me stessa. L’avevo sempre odiata, quell’espressione: come se ci si dovesse ritrovare per forza. Come se perdersi, restando immobili, perdersi dentro sé stessi, fosse un male. Ordinai un caffè lungo, poi misi una mano nella borsa per cercare l’agendina gialla che fra le sue pagine raccoglieva gli indirizzi dei posti più strani e belli in cui mi capitava di entrare quando mi trovavo a passeggiare per il mondo. Dal fondo della borsa ripescai un foglio maltrattato, piegato in quattro: era il modulo di accettazione della borsa Erasmus, già compilato. Sospirai.
Ogni tanto mi capita di ripensare a quel momento così breve in cui fui improvvisamente capace di vedere quello che mi aspettava, senza averne paura. Fu un’immagine limpida, fu una fugace, improvvisa certezza. Nel giro di pochi secondi bevvi il mio caffè, lasciai qualche moneta sul tavolo e filai via, nella pioggia. Non avevo mai corso come quel giorno.
















