Fiore di cactus
Di Nadia Terranova • 27 mar 2012 • nella categoria: film & chipsAvete presente la foto dell’ultima sbronza pubblica? La sera in cui per dimostrare che non siete fighe di legno avete deciso di lasciar risvegliare dall’alcol il vostro giustamente sopito talento per il ballo? La sera in cui avete battuto ogni record di ridicolo con incarognito spirito di rivalsa (“ti faccio vedere io, altro che lettrice di Piccola Biblioteca, io sono una con cui puoi spassartela”)? Sì, la foto che volete dimenticare. Quella dell’imbarazzo cosmico e dell’ineguagliabile mostruosità estetica.
Nella scena clou di Fiore di cactus a un certo punto tutti si ritrovano in un locale. E ballano.
Premessa: questo non è un film particolarmente bello, anzi tutto sommato è una cosetta buona da vedere su Italia 1 un pomeriggio d’estate. Però. A parte che c’è Robert Sheehan, e quindi tutti noi che ci abbiamo anche provato a vedere la terza serie di Misfits ma non ce l’abbiamo potuta fare perché “questo dovrebbe far ridere? Ridateci Nathan e la sua crema solare, adesso!”, tutti noi amiamo Robert Sheehan e lo seguiremo ovunque lo porti quella faccia da schiaffi.
Il mondo è pieno di citazioni di Bellissima. Da Britney a Michael Jackson, in un crescendo di genitorialità più o meno crudele, più o meno frustrata da un passato da div* mancat* con conseguenti aspettative riversate sulla prole, ogni due o tre giorni qualcuno tira fuori la tristezza di madri e padri abbagliati da brama di star system. Merito di An Education, uscito due anni fa, è aver denunciato genitori abbagliati da brama di cultura. O di un confuso ideale della medesima.
Quando ero all’università, per me, le mie coinquiline e i nostri amici di baldorie “Bukowski” non era più un nome. “Bukowski” era il termine che usavamo per indicare qualunque forma di sfattanza: era bukowski un bicchiere di plastica con un fondo di birra e mozziconi di sigarette, era bukowski l’abbigliamento pre-esame tutone&pinza in testa, erano bukowski le nostre serate a base di junk-food, Amici in tv e alcolici del discount. Solo che io, dopo una serata bukowski coi miei compagni di sbronze, collassavo sul letto (o sul divano. O sul pavimento), altro che scrivere capolavori.


















