Archivio per la categoria ‘autori’
Gli enneatipi 2 e 6 | Prima parte
Di Chiara Apicella • 2 feb 2012 • nella categoria: giovedì, scrittoriLa consapevolezza che sua madre fosse una stronza a Carla venne prima che ad altri.
«Senti un po’… la vuoi sapere una cosa?»
«Cosa, mamma?»
«Babbo Natale è tuo padre…»
«Davvero? Papà? Porta lui i regali anche a Margherita e agli altri amichetti?»
«No, solo a te. Nel senso che Babbo Natale non esiste.»
«Ma…»
«Meglio che tu lo sappia adesso piuttosto che a dodici anni, dicono.»
Quando Carla me lo raccontò, attribuii il suo tic a quest’episodio. Voglio dire: hai otto anni, ti figuri che ogni Natale un simpatico vecchio svolazzi sul tuo tetto ansioso di portarti una Barbie, e senza alcun preavviso tua madre – una persona di fiducia, insomma, di cui non metteresti mai in dubbio la parola – ti dice che è tutto inventato. SBAM. Di colpo si accartoccia tutto ciò che sembrava dogma: il topolino del dente, la Befana… cominci a guardare con sospetto anche al paradiso di ovatta dove dovrebbe alloggiare tua nonna. Dove si nasconderà? L’avranno fatta a pezzi e poi riposta nelle scatole dei biscotti? Inizi ad avere una concezione piuttosto macabra della vita. E tutto perché tua madre, su qualche manuale progressista prestatole dalla cognata, ha letto che i bambini non vanno assecondati.
La puntualità sopra ogni Co… op | Quarta parte
Di PuroNanoVergine • 29 gen 2012 • nella categoria: domenica, scrittoriPer i cracker non vi sono attese dovute, li prendo al volo.
È una Coop minuscola, la “mia” Coop, somiglia a un minimarket a conduzione familiare, se non fosse per il nome che richiama una catena a diffusione nazionale.
Tre.
Le casse sono tre.
La prima ha il numero 1 spento, la sedia della cassiera desolatamente vuota.
La seconda ha il numero 2 spento, la sedia della cassiera desolatamente vuota.
La terza ha il numero 3 spento (causa guasto, risalente alla settimana scorsa, non ancora riparato), una giovane cassiera alla consolle fa scorrere con la tipica pigrizia pomeridiana delle confezioni di fusilli Barilla.
Terminata la sfilata della pasta, la ragazza (credo si chiami Giovanna, o Gianna o Anna, o Na, sì, il suo nome è Na, ora ricordo), preme un pulsante che è causa di un immediato sibilo all’interno della cassa e del successivo sputo dalla suddetta (la cassa, non la ragazza) di uno scontrino.
151° | Quarta parte
Di Rossana Rotolo • 27 gen 2012 • nella categoria: scrittori, venerdìUndici anni dopo al Porto Vecchio si stava radunando un folto gruppo di giovani pronti a seguire il più grande eroe delle Americhe. L’uomo dal pelo fulvo e il naso dritto. Lo straniero che voleva salvare il popolo brasiliano dal giogo imperiale. I ragazzi, provenienti dalle città e dalle campagne, aspettavano ore in fila per farsi esaminare, scegliere, e poter infine entrare a far parte del gruppo dei combattenti rivoluzionari. Uno alla volta si presentavano davanti a quello sguardo acuto che sembrava sempre puntare verso l’infinito. Loro si proponevano speranzosi e l’Eroe decideva se fossero degni della lotta, e quale sarebbe stato il loro compito.
Accanto a Colui che arrivava dall’altra parte dell’Oceano c’era sempre una donna. La sua donna. Un bellissimo angelo. Una figlia del popolo nobile e fiera, dai grandi occhi neri con ciglia di seta, piccole labbra rosa perfettamente disegnate e un cipiglio da generalessa.
Quando fu il suo turno Pedro si fece avanti, mise il petto in fuori e spostò il peso sulle punte dei piedi per sembrare almeno un poco più alto. Era rimasto piccolo e magro, il cuore gli si era indurito come succede a tutti diventando adulti, ma la devozione verso la sua Imperatrice non era stata scalfita. Era andato alla ricerca dell’Italiano coraggioso con l’unico scopo di mettersi nuovamente al servizio dell’amata Aninha, che ora tutti chiamavano Anita. Forse questa volta sarebbe riuscito finalmente a non essere più uno dei tanti, a farsi ricordare e apprezzare da lei.
Borgo Schizzati | Atto IV
Di Roberto Lapia • 25 gen 2012 • nella categoria: mercoledì, scrittoriSono passati quattro anni. I supplizi invecchiano in una botte di castagno, l’accidia si irrobustisce, il Becco ingiallisce davanti alla piorrea infiacchita dei suoi fidi habitué.
Vizio, Isla e Zurlì sono seduti al solito tavolo; al quadretto del Penna si è aggiunto quello dello Smacco, rapito dal fascino sessuale degli sciamani, mentre il suo calice piangente si specchia nel vuoto, ricoperto d’impronte calcaree. La vita è un cimelio, la memoria un brutto scherzo, Bacco un falso lenitivo. Carlos si siede, ordina un cappuccino, l’inquisizione gli piomba addosso; l’aria è viziata, i volti focolai di annientamento. Lo giudicano, conoscono ogni angolo recondito del suo corpo glabro, dal prepuzio arringante allo sfintere aggrinzito, conoscono la sua durata e le sue perversioni nascoste. O, almeno, così credono.
La Titti − schiuma dei giorni, nausea perenne, rene infetto, regina romanzesca, Picaro erotico, spoliazione mistica − è ormai lontana, fuggita con una figlia d’Eva. Sì, con una Eva, a girovagare insieme a saltimbanchi e ermafroditi per i circhi vacui dell’America Latina. La sua scomparsa odora di tramonto, il crepuscolo dei deliri paradigmatici di una mente sconcia.


















