Archivio per la categoria ‘martedì’
Il Labirinto di Pan: No way out
Di Nientezuccheronelcaffè • 24 gen 2012 • nella categoria: Fotografi, martedìIl Labirinto di Pan: The doll’s dance
Di Nientezuccheronelcaffè • 17 gen 2012 • nella categoria: Fotografi, martedìIl labirinto di Pan: Trapped
Di Nientezuccheronelcaffè • 10 gen 2012 • nella categoria: Fotografi, martedìIl labirinto di Pan: Approaching the Labyrinth
Di Nientezuccheronelcaffè • 3 gen 2012 • nella categoria: Fotografi, martedìL’arrocco | Quarta parte
Di Mauro Maraschi • 27 dic 2011 • nella categoria: martedì, scrittoriSento una fitta al fegato. Sono una persona suggestionabile, un ipocondriaco. E il fegato per me è prezioso, mi serve per bere, è tutto ciò che mi rimane. L’epatite no, meglio l’AIDS, ma l’epatite no. Prego che almeno questo sia un bluff.
«Io per fortuna l’ho saputo subito, ho fatto il test e – grazie a Dio – è risultato negativo. Ma Valeria ha dovuto fare un trattamento di interferone-qualcosa per mesi, prima di risolvere. Pensa che adesso lo facciamo col preservativo. Bella rottura, eh!»
Ho l’istinto di urlare, di chiedergli perché non me l’ha detto quando l’ha scoperto, ma sarebbe grottesco, questa messinscena è colpa mia: in una partita truccata le regole sono solo facciata. Vorrei buttargli giù la libreria IKEA, rigargli la Mackintosh, pisciargli in testa: ma Carlo è il doppio di me, il naso me l’ha già rotto una volta e io sono un cagasotto. In testa la crudeltà del Teatro degli Orrori scema in un’eco sorda, lasciando spazio alla terza Gnossienne. Ed è qui che ho un’intuizione.
L’arrocco | Terza parte
Di Mauro Maraschi • 20 dic 2011 • nella categoria: martedì, scrittoriÈ calato il silenzio. Da cinque minuti stiamo entrambi immobili, non ci guardiamo e condividiamo l’imbarazzo, l’odio e la mancanza di senso di tutto ciò.
Forse è il momento di andare. L’aereo è alle sei e la valigia è pronta, ma tanto non c’è più niente da salvare, Carlo l’ho perso, per fortuna di entrambi.
Lo osservo mentre si versa un Lagavulin, quello dello occasioni importanti. Porge un tumbler anche a me, senza chiedermi se lo voglia, il che è un po’ offensivo. Gli scrocco una sigaretta, è il whisky che lo chiede.
Cerco di inventare qualcosa da dire per uscire di scena. Passo in rassegna le opzioni di approccio: conciliatore (“Bello togliersi i pesi, no?”); vittimista (“La vita è una merda”); masochista (“Forse dovremmo picchiarci, tipo Fight Club”); nichilista (“Moriremo tutti, comunque”); e via dicendo. Ma alla fine rimango zitto. Scegliere un tono significherebbe recitare ancora, e sarebbe patetico.




















