Archivio per la categoria ‘lunedì’
Perché di noi si può far senza – 3
Di Giacinto Compagnone • 19 mar 2012 • nella categoria: Illustratori, lunedìPerché di noi si può far senza – 2
Di Giacinto Compagnone • 12 mar 2012 • nella categoria: Illustratori, lunedìPerché di noi si può far senza – 1
Di Giacinto Compagnone • 5 mar 2012 • nella categoria: Illustratori, lunedìCall of… death – È solo un gioco | Quarta parte
Di Francesco G. Lugli • 27 feb 2012 • nella categoria: lunedì, scrittoriLuca, esaurite le domande, elaborò velocemente una serie di elucubrazioni fuori programma sulla situazione e su quanto poteva essere accaduto agli altri, quindi, fottendosene bellamente delle conferme alle sue supposizioni, si prodigò in una fuga a perdifiato nella prima direzione utile, scoprendo in pochi istanti tutti i limiti del suo allenamento da scrivania. Una discesa agli inferi in salita, accompagnata da botti di capodanno che deflagravano fuori stagione e troppo vicini al suo fondoschiena.
Mantenere l’orientamento fu dannatamente difficile – niente a che vedere con il videogioco – e si ritrovò a correre in una direzione sicuramente sbagliata, zigzagando tra cespugli, rami artiglianti e fucilate. Il cuore in gola, l’annaspo, l’improvvisa paura della nera signora. Fauci così secche da non riuscire nemmeno a respirare. Sensazioni sconosciute e inattese, schiacciate da una tachicardia martellante. Lo sforzò era doppio, ma la corsa finì presto, il brulicare bucolico divenne buio in un amen. Si ritrovò a brancolare in una fossa oscura, di quelle utili a catturare la selvaggina. Una gigantesca trappola ricoperta da fogliame.
Call of… death – È solo un gioco | Terza parte
Di Francesco G. Lugli • 20 feb 2012 • nella categoria: lunedì, scrittoriScomparire in Italia non faceva più notizia da un po’: la sparizione di cinque adolescenti non particolarmente abbienti e sufficientemente scapestrati, apparentemente senza nulla in comune fra loro, non suscitò più scalpore dell’ultimo scoop gossiparo su una rivista da pochi centesimi stampata su carta riciclata. Non conoscendo le vere generalità dei suoi compagni di merenda al silicio, neppure Luca aveva dei nomi e volti da confrontare con quelli segnalati su qualche trafiletto locale di gazzette provinciali.
L’unico indizio in suo possesso era l’indirizzo di Jayde (così come anche il suo vero nome, Giacomo), rimasto nel messaggio d’invito inviato a tutti. Contattare la polizia? Per cosa? Per la presunta scomparsa di cinque giocatori di cui nessuno conosce le identità? Per una volta l’aculeo avventuriero lo punse sparandogli in circolo un po’ di sana adrenalina. Ci pensò una giornata buona, poi l’idea malsana si fece largo a gomitate, triturando il carico di razionalità che si portava dietro in una flebo costantemente attaccata alle sue vene congestionate.
Call of… death – È solo un gioco | Seconda parte
Di Francesco G. Lugli • 13 feb 2012 • nella categoria: lunedì, scrittoriE così era entrato in un gruppo chiuso di mercenari catodici; nonostante la conversazioni non fossero proprio da Nobel per la cultura o la comunicazione, si divertiva un mondo perduto. Quel tornare ragazzini che a molti della sua età manca tanto quanto il coraggio di ammetterlo.
Jayde, Tantagul, Mr.Emis, Poldas e altri, questi erano i suoi compagni di sparatoria, giovinastri con la bestemmia in canna e il rutto facile, celati dietro pseudonimi di fantasia. Lui era Mr.Caos, nomignolo retaggio della sua esperienza da dj. E così era diventato per tutti Mister e basta, più facile, più diretto. Era più che sufficiente per dargli quel tono di fratello maggiore d’esperienza.
Call of Death 4 era uscito da un paio di mesi e si era rivelata l’ennesima droga legale capace di tenere incollati allo schermo milioni di persone. Tra imboscate, sparatorie, cecchinaggi, confabuli bellici e tattiche per sopraffare il team avversario si trascorrevano nottate piacevoli e adrenaliniche. I legami si rafforzavano e gli appuntamenti online erano ormai un’abitudine. Nessuno si conosceva personalmente, solo un soprannome e una voce. Era sufficiente: le personalità venivano fuori e ognuno aveva saputo contraddistinguersi caratterialmente a modo suo. Avevano anche creato un “clan” – così si chiamano le squadre organizzate – battezzato “Mioz”, nome della palestra frequentata da uno del gruppo.




















