Archivio per la categoria ‘domenica’

Tre amiche, una città | Quarta parte

Di • 25 mar 2012 • nella categoria: domenica, scrittori

Cinque mesi volano e quella calda mattina di agosto Milano pareva solitaria, silenziosa, quasi a rincuorare Bea, travolta da mille e uno dubbi.
«Amore, ti ho messo le lenzuola nella valigia, ora mancano solo gli asciugamani e poi hai finito vero?»
«Sì mamma.»
«Hai il faccino triste, che c’è?»
«Niente, mi spiace andarmene, qua ho tutto.»
«E là troverai un altro tutto.»
Un abbraccio materno, caldo e profondo, risolleva gli spiriti più negativi.
«Ora vai, le tue amiche ti aspettano.»
Beatrice prende silenziosamente la borsa, guarda sua madre con gli occhi lucidi e imbocca la porta di casa, sentiva un nodo allo stomaco.
Si chiama malinconia e non guarda in faccia nessuno.
Ad aspettarla sotto casa le sue amiche.



Tre amiche, una città | Terza parte

Di • 18 mar 2012 • nella categoria: domenica, scrittori

Carlotta arriva in aula dieci minuti prima dell’inizio della lezione, si mette gli occhiali e osserva il professore che parla con una studentessa sull’uscio della porta.
«Smettila di guardarlo così, diventi cieca». Compare da dietro Eleonora.
«Ma che dici?»
«Buongiorno tesoro» le dice stampandole un bacio con il suo nuovo rossetto Dior-costa-quanto-un-rene.
«Buongiorno a te, scarpe nuove?»

Il professore entra in classe richiudendo la porta dietro di sé, siede alla cattedra e inizia la lezione di Storia dell’Architettura Contemporanea.
«Oggi, ragazzi, parleremo di Jean Nouvel e della sua opera, il Reina Sofia di Madrid. Se non siete mai andati prenotate il volo oggi pomeriggio.»
Carlotta lo guarda come se volesse essere rapita da lui e portata in qualunque angolo della Terra.
Un rumore proviene dalla porta. La maniglia si inclina e un viso familiare si scorge all’interno dell’aula dove centocinquanta persone si girano a guardare cosa succede.



Tre amiche, una città | Seconda parte

Di • 11 mar 2012 • nella categoria: domenica, scrittori

Eleonora

“Non so mai cosa mettere, eppure ho un armadio che potrebbe vestire tutto l’entourage di Moira Orfei” bisbiglia tra sé e sé Eleonora.
La mattina si alza sempre un’ora prima del previsto perché uscire di casa per lei ha lo stesso significato di “Vado a ritirare il Golden Globe passando sul red carpet”.
Nulla è mai lasciato al caso. Capelli perfetti, ciglia lunghe, smalto sempre lucido e uniforme, tacco a qualsiasi ora del giorno e della notte. Intimo rigorosamente in coordinato, calze all’ultimo grido e accessori come se fosse l’ultima occasione in cui indossarli.

«Matteo!» urla per farsi sentire dall’altra stanza «Dove diavolo hai messo le mie scarpe nere?»
«Mmmh» mugugna il suo fidanzato senza avere la forza di emettere una sillaba.
«Tu e la tua dannata mania dell’ordine, io voglio vivere nel mio casino ma con te non è lontanamente possibile. Guarda, guarda! Hai diviso perfino le borse per grandezza. Ma dove ti hanno assemblato? Alla Mattel?»
Quell’ordine creato in un paio d’ore viene stravolto nel giro di un minuto dalla forza violenta di Eleonora che per cercare le sue Jimmy Choo ha sezionato ogni angolo del suo appartamento.
Meno la scarpiera, luogo a lei completamente sconosciuto.
Matteo, sant’uomo, rimane a letto inerme con la febbre. Steso come un cavallo, imbottito di medicine, non ha la forza di avvicinarsi alla sua “scimmietta”.



Tre amiche, una città | Parte prima

Di • 4 mar 2012 • nella categoria: domenica, scrittori

Beatrice

«Beaaaaaa, sono le 7.30, è ora che ti alzi» urla sua madre dal bagno.
«Le 7.30? Cosa? Sono in ritardassimo!» risponde disperata lanciandosi fuori dal caldo piumone senza nemmeno capire dove si trovi.
In fretta e furia si veste a strati come le cipolle, il maglione al contrario, i leggins felpati per non morire assiderata e gli stivali da cavallerizza, una tracolla trovata a un mercatino vintage e via.
In sella al suo scooter affronta la circonvallazione, i milanesi già incazzati di prima mattina e un traffico che destreggia con grande abilità. E incoscienza.

Al semaforo una macchina le si accosta, un ragazzotto la nota, abbassa il finestrino e le dice:
«Che freddo stamattina, vero?»
Lei, allibita, lo guarda e risponde:
«Già, dovresti alzare il finestrino allora.»
«Ma sai, posso sopportare il freddo se è per parlare con una bella ragazza.»
«Questo è il peggior rimorchio di tutta la mia vita.»
Scatta il verde e accelerando dimentica questo inconveniente mattutino.



Breve storia sull’assenza – parte 4

Di • 26 feb 2012 • nella categoria: domenica, Illustratori


Breve storia sull’assenza – parte 3

Di • 19 feb 2012 • nella categoria: domenica, Illustratori


Breve storia sull’assenza – parte 2

Di • 12 feb 2012 • nella categoria: domenica, Illustratori


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