On the Rozz #2 Karpathos | #departure

- 3 Giugno 2012

– Che facciamo quest’estate?

La domanda di Chiara non potrebbe mai reificarsi e diventare treno, in eventuali esistenze future o in un universo parallelo: arriva sempre puntuale. In genere, tra l’ultima domenica di marzo e la prima di aprile. Quella volta è arrivata anche con qualche mezz’ora di anticipo e mi ha sorpreso con i denti infilati a mezza mattina in una tartelletta crema e lamponi.

– Quest’estate?

– Sì, quest’estate.

Stavo per pronunciare per la quarta volta quest’estate nel giro di venti secondi quando lei, fortunatamente, ha interrotto il mantra.

– Karpathos potrebbe essere un bel posto, dice girando il portatile verso di me.

Faccio scorrere la rotella del mouse su quelle circa 679.000 foto di google. L’immagine più frequente è quella di una spiaggia vista dall’alto e in primo piano una chiesetta bianca con la cupola rossa scolorita.

– Convincimi in sei parole, le dico.

– Selvaggia, piccola… mmh, vicina, economica e…

– Perfetto.

– Ma sono quattro.

– Non hai contato il mmh e la e.

Il fatto che io passi da uno stato 0 (ignorare l’esistenza di qualcosa, come un’isola del Dodecanneso) a uno stato 1 (accettare di passarci del tempo – anzi, una vacanza – su quella stessa isola che ora c’è) e farlo in qualche bit, deriva da una visione della vita, direi… elementare. Meglio, primitiva. E cioè, un posto che non conosco è un posto che voglio vedere.

Presa una manciata di minuti e aggiunto un pizzico di secondi, dopo aver appallottolato tutto per bene, la polpetta di tempo venuta fuori da quel che facciamo quest’estate? al momento in cui sono finito sulla foto della chiesetta sarà stata grande sei minuti. E poi, dalla chiesetta in formato .jpeg alla chiesetta in scala 1:1 sono passati – più o meno – quattro mesi e un paio di settimane.

E lunedì 22 agosto 2011 siamo partiti.
Su un charter* Mistral Air, gruppo Poste Italiane.
Alle 6 di mattina.
Ci aspettava una settimana a Karpathos (una volta atterrati vivi).

*(Quasi) Brevissimo (ma essenziale) excursus antropologico sulla paura della morte nella specie delle Pantere Rozze (che d’ora in avanti chiameremo LPR) e della femmina che a loro si accompagna (nota ai più come MCL). Secondo un principio evoluzionistico mai dimostrato, il luogo che mette assoluta serenità a un esemplare di LPR è il cielo. Soprattutto a questo esemplare di LPR che è nato sotto il segno d’aria della Bilancia e che forse, forse, sente l’elemento aria così familiare. Insomma, il volo (notturno o diurno) è il suo Nirvana. Perché? Perché questo esemplare di LPR sa che lassù nulla può, che la sua vita è completamente consegnata a sconosciuti di cui conosce giusto un poco la voce, sovente impegnata in annoiate conference call con i passeggeri di varie età e razze per comunicare loro entusiasmanti dati come velocità del vento, percentuale di umidità, altezza e distanza dalla destinazione. Ad ogni modo, dicevamo, questo trovarsi nelle mani altrui elimina dalla pancia dell’esemplare di LPR tutte le ansie e/o paranoie (e ciò testimonia altresì che, per fortuna, il suddetto esemplare non ha ricevuto dal padre quegli stessi geni che, ad ogni pranzo natalizio, fanno dire al genitore, da anni, ebbene, sì, l’immancabile: “Ma io mica ho paura di volare, no: c’ho paura di precipitare”). Ora, sebbene il non avere nulla a pretendere sulla propria vita nel momento in cui il culo dell’esemplare di LPR si stacca dal suolo metta la nostra amica LPR in armonia con il Creato, ciò non avviene per la femmina che l’accompagna nei suoi spostamenti. MCL, in effetti, dal momento T con zero del decollo al momento T con uno dell’atterraggio gradirebbe essenzialmente zero interferenze da parte di: 1. vento 2. nuvole 3. pioggia 4. stormi d’uccelli 5. Dio. Il che, non essendo possibile (tranne che per quelle dovute al punto 5, subordinate al riconoscerne l’esistenza), determina in MCL una certa sudarella sui polpastrelli che finisce per inumidire la parte più prossima che l’esemplare di LPR le mette a disposizione.

Ma lui la ama, e si lascia inumidire.
Sempre.
Fino a destinazione.

P.s. Anche l’idea dell’accoppiamento, per esorcizzare la morte, non è considerata un’opzione. Quindi, il falso mito della sessualità in alta quota batte i coccodrilli nelle fogne di New York.

N.b. Un solo pensiero affolla la mente degli esemplari di Pantere Rozze quando stanno prendendo il volo: “Grande Madre, se proprio devo precipitare fa che sia al ritorno. Almeno mi godo la vacanza”.

 

Commenti chiusi.