On the Rozz #1 Trapani | #departure

- 6 Maggio 2012

#departure

Il primo viaggio l’ho fatto che avevo ventotto settimane, a bordo di mia madre. Quel venerdì mattina s’era infilata alle nove e venti già crepate di caldo in una 500 bianca per andare a trovare mio papà, a Trieste per lavoro. Lo ha abbracciato dodici ore dopo essere partita da Roma; con lei ero partito anche io, acciambellato nella business class amniotica.

Per oblò, l’ombelico.

Trentasette anni dopo… cioè, questa Pasqua 2012, che secondo i Maya dovrebbe essere l’ultima – se pensate sia utile, potete spedire le mani nelle vostre zone corporee scaramantiche – siamo partiti di nuovo insieme, io e mia madre. Però di lunedì. Stavolta è lei che si è acciambellata, sul sedile di dietro; io, al volante. Partenza ancora da Roma, diversa la final destination: Trapani.

Non eravamo soli. Mille e 28 km in una Mégane verde: io, lei, mio padre e Chiara.

Mettete insieme una Pantera Rozza trentasettenne, la madre, il padre, sua moglie, chiudete gli sportelli, scegliete una meta, accendete il motore e là, nel fatidico nanosecondo amato dalla fisica delle particelle, scoprirete tutte le loro differenze fisiologiche.

Area servizio La Macchia.
Area servizio Casilina.
Area servizio Teano.
Area servizio Sala Consilina.
Area servizio Non Me Ricordo Che.
Sosta notturna a Pizzo Calabro.
Area servizio Tindari.
Una siepe.
Arrivo a Trapani, martedì.
Ore 16:30.

Non so se sono proprio ma proprio d’accordo con quella storia della felicità nel viaggio, invece che nella destinazione. O comunque, forse potrei esserlo… ma con un paio di soste in meno. Soprattutto non a Teano, almeno fino a quando non finiscono i lavori di ristrutturazione della zona ristoro.

C’erano solo due bagni all’interno di un container: uno con la porta che non si chiudeva, l’altro si chiudeva ma era senza pannello superiore. Insomma, a vederla da fuori con uno dentro faceva effetto mezzo busto (di spalle) pisciante in polaroid. L’aspetto fico degli esseri umani, che è la cosa che preferisco, è che fanno cose irrazionali. Forse per questo ho un po’ voluto bene al tipo incontrato in quel container, che ha aspettato che io uscissi dal bagno con la porta a posto, facendo un gesto come a dire “eh, da quella si vede tutto”, per entrarci al volo… e poi? Ta-da!! pisciare lasciando la porta spalancata.

Partito da neanche due ore e già ero finito tra le comparse del viaggio più pazzo del mondo. Ad ogni modo, il resto è stato – a singhiozzo ma – normale.

Sì, certo, mi sarebbe piaciuto riuscire a mettere in queste righe le sensazioni lasciate dentro di me dall’aver fatto scorrere gli pneumatici* sulla mitologica Salerno-Reggio Calabria, riportare quel vago senso mistico che viene fuori dalle imprese più (inaspettatamente) selvagge. Ma a forza di cambi corsia e polvere mi si era impastato il cervello e non sono riuscito a mettere davvero a fuoco quello che accadeva.

Le uniche due immagini lucide sono un operaio su un muletto che alza sacchi di cemento, mentre altri due fanno gesti rallentati (e lì, pensi che siano comparse e che non appena le superi rimetteranno tutto com’era prima per altri ciak!) e una betoniera che avanza lenta sull’unica corsia di quel tratto di strada, lo fa per tre, quattrocento metri, lascia dietro di sé una nuvola nera di gasolio esplosa dal tubo di scappamento verso il mio cruscotto ed entra in un cantiere. Deserto (e lì, pensi che lo facciano giusto per consumare i buoni carburante Agip e dare allo stesso tempo una parvenza di movimento al tutto).

Il resto è un contachilometri che scorre.

* ps. mi è piaciuto usare la parola pneumatici e l’articolo gli: non credo capiterà più nella mia vita.

 

4 commenti su “On the Rozz #1 Trapani | #departure

  1. 1

    La Salerno-Reggio Calabria…
    L’ho fatta in verso contrario a ottobre ma la sensazione mistica del film muto a base di operai, betoniere e ponti che finiscono nel nulla è sempre uguale.

    Aspetto il prossimo pezzo per sentirmi proprio a casa.

  2. 2

    I ponti che finiscono nel nulla, evocativo.
    C’è chi vuol uscire dal tunnel e chi, diciamo, vorrebbe almeno provare a entrarci. Sulla A3.

  3. 3

    Io volevo solo dire che ci sono donne che la pipì se la sanno trattenere.
    Così tanto che ad un certo punto sei tu che dici: “Oh, ma non ti scappa?!?”.
    No, non mi scappa, ma se mi impedisci di fumare preferisco restare con gli operai sulla Salerno-Reggio Calabria.
    Così, a buffo.
    Con molto affetto

    Tam

  4. 4

    Donne che trattengono. Uomini che si preoccupano. Operai sulla Reggio Calabria. D’accordo, allora è vero… c’hanno ragione i Maya: la fine del mondo è vicina!! ;)
    Così, a sbafo.
    Con (altret)tanto affetto

    Fab