On the Rozz #1 Trapani | #discovery

- 20 Maggio 2012

Da una finestra arriva la voce di una donna al telefono, intanto tramonta. Le auto lente, il traffico del rientro, motori indifferenti ai semafori spenti. Il fioraio davanti al cimitero prepara un mazzo di Gerbere per una signora piccola piccola, che attraversa la strada e inizia a camminare lungo il muro di cinta.

Da una crepa, un fico d’India.

Anche quando non ce l’hai davanti, lo sai: al di là dei palazzi, il mare.
È la colonna sonora di Trapani. Una sottofondo di risacca che non t’abbandona mai.

Così mi sono messo di tigna, per sentirla, questa canzone d’acqua che schiaffeggia la costa. Mi ci sono messo da una di quelle vie quasi dimenticate che ogni città tiene nascoste. Un non detto. Un po’ lo fa per proteggerle, un po’ lo fa per caso. Dove quello che vedi is based on a true story. Sceneggiature originali, niente remake.

Via Carolina è così.

Poi, lenta, avanza. E si trasforma: piazza generale Scio, corso Vittorio Emanuele. Cambia nome, si fa il make up: niente più fili della luce glassati di salsedine.

Chiara entra dal tabaccaio e compra un pacco di Old Holborn giallo e Rizla corte grigie. Lei fuma, io faccio solo un paio di tiri prima del cappuccino al Cafè del Corso. Col baffo sporco di schiuma di latte mi fermo davanti al negozio delle ceramiche Perrone: pastori in miniatura, fontane del presepe con la pompetta per l’acqua, una fila di San Giuseppi. Sottopentole, calamite, piatti colorati. Poi parte l’area pedonale, con il suo lastricato color ambra e il cinema King.

– Rozza, pensa: qui c’ho visto il Titanic.
– Quante volte?
– Tre.

Un gatto grigio si lecca il sottocoscia, o quello che è.

– E tu?
– Io, quattro.
– Ti piaceva così tanto?
– No, ho cambiato ragazza spesso in quel mese.

A R. (una delle quattro), dopo averci limonato davanti al colosso del mare che affondava, l’avrei portata da Versi di Rosso. Dove mi porta Chiara, di sera, per l’aperitivo. Seduti a guardare il palazzo del Consiglio comunale, con i suoi due orologi in alto, simmetrici e illuminati, beviamo Sole e Vento, cantina De Bartoli.

E mi viene voglia di pasta coi ricci.

– Rozza, lo senti l’odore del mare?
– L’odore del mare?
– Eh.

Sniffo l’aria.

– A me pare odore di  fritto.
– Tu a volte rompi la poesia.

Silenzioso senso di colpa.
Breve, poi la fame prevale.

– Ci facciamo uno sfincione?

Mi dice . Così mi faccio portare da Oddo, il panificio vicino a porta Ossuna. Io e Chiara, davanti al vicolo a fianco del panificio.
Sono più felice, ora.
E mordo tutto insieme: lo sfincione, il vento, il mare.

 

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