On the Rozz #1 Trapani | #comeback

- 27 Maggio 2012

Sei giorni passano come… beh, come sanno fare loro.

Uno per volta, 24 ore dopo 24.

E alla fine sono tornato. A casa, sì. Ma una volta a casa pure là, da dove ero appena andato via. Grazie alle foto, ai messaggi inviati, agli scontrini appallottolati nelle tasche, alla bottarga da portare agli amici, alle cose che ho fatto vedere a mio padre e mia madre (compreso il riso con le melanzane che ho piazzato sulla moquette d’angolo del traghetto Palermo-Napoli col mare forza sette) di cui loro continuano a parlarmi.

Non del riso, dico… delle cose viste.

E che voi potreste scoprire, andando a Trapani.

La pizza di Calvino, mangiata in piccole stanze da ex bordello. Il porto con la Madonna dei pescatori, i balconi affacciati sulle vie strette. Piazzetta Sisley, anche oggi che Sisley non c’è più. Quel bianco parcheggiato male, per la fretta di salire a casa e chiudersi in camera con lui. La spiaggia con il tipo che cercava di leggere il giornale e il vento che lo faceva impazzire. I cannoli e le cassatelle del forno, pane e panelle.

Via Garibaldi e le sue enoteche.

Le cime lasciate per terra, viscide di alghe.

Il mercato del pesce alle Barracche e le mura di tramontana.

Le saline.

L’isola di Mothia e San Vito lo Capo, col Caldo-Freddo al pistacchio del Cavalluccio Marino.

Erice e il Postale 17 (ciao Eva!, casomai capitassi tra queste righe).

Segesta e il suo tempio che non paga l’Imu.

L’autostrada che ci ha accolto con quel paio di rotonde, prima degli incroci senza semafori. Una Mégane, Chiara lato passeggero.

Dietro, i miei.

Io, al volante.

Io che il primo viaggio l’ho fatto che avevo ventotto settimane, a bordo di mia madre, acciambellato nella business class amniotica.

Per oblò, l’ombelico.

 

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