Miticherie #4

- 9 maggio 2012

Lo squonk, l’intransigente piagnucolone della Pennsylvania

La zoologia fantastica è un bel posto per le imprese memorabili. Fenici che esplodono in gloriose autocombustioni. Enormi cetacei che si spacciano per isole galleggianti. Giganti che proteggono sterminate foreste di cedri. Aquile che nidificano fra le nubi. Leoni rossi che soffiano dalle narici lo spavento delle desolazioni. E via così, tra eroi che sminuzzano, villaggi che bruciano, profezie che si avverano e cieli sterminati che si riempiono di mostruosi ruggiti. Miti eterni, oceani in subbuglio, calzari alati, meraviglie e favole… insomma, tutta roba che non fa per lo squonk.

Ricordato per la prima – e l’ultima – volta da William Thomas Cox nella sua guida boschiva alle creature leggendarie di Canada e Nord America – l’impagabile Fearsome Creatures od the Lumberwoods del 1910 -, lo squonk è sicuramente il più sconsolato fra gli animali fantastici di nicchia.

Di tinta cupa e amante del crepuscolo, lo squonk è maledetto da una pelle verrucosa, martoriata da nei e piaghe. Come una poltrona foderata male, il derelitto quadrupede si trascina nelle cicutaie della Pennsylvania singhiozzando senza ritegno e lasciandosi alle spalle una miserabile scia di lacrime.

Verrebbe da pensare che una creatura così brutta e disperata possa ritenersi relativamente al sicuro da cacciatori e bracconieri, ma la vita dello squonk si rivela, ancora una volta, grama e ingiusta. Non potendo fare a meno di lamentarsi, lo squonk è facile preda di chiunque abbia la pazienza di ascoltare il suo pianto o di seguire la traccia bagnaticcia che abbandona sul terreno che calpesta.
Ora, non sappiamo se lo squonk pianga solo perché la pelle gli casca male o se sia motivato da una disgrazia ancor più intollerabile. Quel che sappiamo, però, è che non intende scendere a compromessi: essere tristi è davvero poco
auspicabile, ma essere costretti ad affrontare la prigionia, magari in casa di qualche grasso e ignorante spaccalegna del Minnesota, quello è ancora peggio.

Non particolarmente agile e nemmeno molto abile a nascondersi, lo squonk si difende con un plateale e nobilissimo atto finale d’autolesionismo, giusto coronamento di un’esistenza votata alla contemplazione della più oscura delle solitudini: se irrimediabilmente intrappolato, lo squonk si dissolve in lacrime.

Nessuno stratagemma ha ancora permesso agli avidi cacciatori di catturare uno squonk allo stato solido. Ingabbiato, insaccato, legato o costretto con la forza a fare qualsiasi altra cosa che non sia lamentarsi forte e per i fatti suoi, lo squonk trova vendetta e liberazione riducendosi in una catartica pozzanghera piena di bolle. Perché non tutti gli animali fantastici possono essere straordinari ammassi di prodigi e nemmeno maestose bestie dal piumaggio cangiante, c’è chi deve adattarsi… e l’intransigente Lacrimacorpus dissolvens, brutto come la fame e cronicamente depresso, ha scelto la coerenza. E tutto il resto sono lacrime
nella pioggia.

 

6 commenti su “Miticherie #4

  1. 1

    M’inchino di fronte alla tua immensa conoscenza e alla vita da eterno adolescente depresso dello squonk.

  2. 2

    Ho riconosciuto lo zaratan! che bello non sentirmi più estranea rispetto a questo mondo fantastico grazie ai racconti di Francesca :-)

  3. 3

    Ma… a parte piangere e dissolversi…. cosa faceva lo squonk?

  4. 4

    Cara Elena,
    non è ben chiaro. Quello che possiamo augurarci è che, oltre a piangere forte e liquefarsi quando minacciato, lo squonk nasconda al mondo un’intera gamma di passatempi e occupazioni estremamente appaganti. Forse ce le nasconde per modestia e per non farcele pesare… e potremmo addirittura ipotizzare che tutta la faccenda del lacrimare sia, in realtà, un’abile diversivo.
    Insomma, sarebbe bello se lo squonk fosse vergognosamente contento e usasse le lacrime solo per farci sentire meno sfortunati di fronte alla sua travolgente allegria.
    Il mistero, comunque, rimane fitto.

  5. 5

    Gesoo, ho scritto un abile con l’apostrofo.
    Mi dissolvo in lacrime.

  6. 6

    sarebbe carino saperne di più… forse serviva per mostrare al popolo quanto fosse inutile e dannoso piangersi addosso…