Il momento è delicato

- 28 Maggio 2012

“Minchia io a Ammaniti ci voglio bene”: ecco qual è stata la prima reazione dopo poche pagine, forse addirittura dopo la prefazione (e io non la leggo MAI la prefazione, né la postfazione, né tantomeno ‘altri titoli dell’autore’ o ancora peggio ‘biografia dell’autore’). Ma stavolta era diverso, erano anni che non leggevo Ammaniti, forse dal liceo, non ricordo nemmeno davvero, mi pare che l’ultimo libro letto fosse Io non ho paura.

Non so perché, ma nella mia vita romana di universitaria ed attrice stanivslaskiana si vede che non c’era posto per lui (scusami, amore). Dovevo tornare alle origini per ritrovarlo. Allora per puro spirito di compensazione (e per farmi perdonare ammettiamolo) dopo tutto questo tempo mi vado a leggere i fantomatici altri titoli e capisco di essere indietro, (scusami ancora, amore) di essermi persa qualcosa; a questo punto mi butto sulla biografia e non mi basta, devo aprire Wikipedia, devo sapere se si è sposato, come si chiamano i suoi cani, che premi ha vinto, se porta ancora la barba e quanto gli è cresciuta. Lo giuro, non lascerò mai più che succeda, che un autore esca dalla mia vita per così tanto tempo. Metto il suo nome in Google Alert, così sto a posto, così sono sicura che da adesso in avanti non mi perderò più niente.

Apro Il momento è delicato e mi sembra di ritrovare al mio fianco un amico che non vedevo da tanto tempo, uno di quelli che poi quando vi ribeccate è tutto uguale a prima, come se non vi foste mai lasciati. È lui, mi dico. È sempre lui. Madonna quanto ci voglio bene, ma perché non ci siamo visti per tutto questo tempo? Dov’ero? Dov’eri tu? (dove cazzo andiamo quando ce ne andiamo?). È lui.

Il suo modo di parlare, di descrivere i personaggi, di farli vivere. È lui, coi suoi mostri, i suoi motorini scassati e le sue favole sporche litri di sangue, con le puttane e i serial killer nascosti sulla Prenestina, con le cose di biologia spiegate come un professore e quei cognomi assurdi. Poi oh, pare che me l’ha fatto apposta (a me proprio, ovvio), m’ha messo insieme una selezione di racconti (che a noi due ci piacciono tanto i racconti, lui lo sa, agli altri no, specialmente alle case editrici) e mi ha fatto ritornare indietro di cento anni (sì, quando avevo 18 anni era esattamente 100 anni fa) ché mi sembra di rileggermi Fango in camera mia appena torno da scuola, questa sensazione è fortissima e complice è il fatto che molti di questi racconti sono stati scritti davvero un botto di tempo fa, alcuni credo quando Ammaniti non aveva manco ancora la barba. Ma adesso basta sennò mi viene da piangere.

Adesso devo riconciliarmi col mio amico perduto e ritrovato. Devo scaricarmi gli altri titoli (sono cambiata, non dico più ‘comprare gli altri libri’, ho un Kindle adesso, sono passati davvero cento anni), devo rimettermi in pari. Lasciatemi in pace adesso. Lasciateci soli. Che dobbiamo dirci tante cose.

«[…] che io sono un bisturi affilato che seziona l’animo umano. Io e Alex Baricco siamo due maledettissime realtà della letteratura italiana ed è meglio farci i conti il prima possibile. E’ incredibile ma i nostri libri si leggono così in fretta che tu, lettore, quando lo avrai finito, non saprai mai cosa ti è successo. Semplicemente sei diventato migliore, ora sei un intellettuale. Quando ti compri un mio libro, io ti faccio un regalo superiore: ti regalo gli strumenti per interpretare questo pianeta di merda.»

Il momento è delicato
Niccolò Ammaniti
Einaudi Stile Libero Big

 

4 commenti su “Il momento è delicato

  1. 1

    Anch’io ci voglio bene ad Ammaniti. Quelli che non ci vogliono bene sono un po’ snob, secondo me. Ciao.

  2. 2

    Lo penso anch’io! Ciao Letizia!

  3. 3

    Noi ci vogliamo bene ad Ammaniti, soprattutto da sdraiato.

  4. 4

    Uhm, a questo non avevo pensato..