C’era una volta oggi, storie di amore malato | La bambina dei fiammiferi

- 27 Maggio 2012

“…Andò a sedersi in un angolo tra due case […]; teneva le gambette rannicchiate, ma sentiva ancor più freddo, e a casa non osava tornare perché non aveva venduto neppure un fiammifero, non aveva guadagnato un soldo, suo padre l’avrebbe battuta e del resto anche a casa faceva freddo.”

“Sono caduta dalle scale!”, dicevo, abbassando sempre più lo sguardo sulla scrivania.

“Lo sappiamo benissimo che non è così! Cosa aspetta a sporgere denuncia?”, rispondeva, come al solito, mentre scriveva la ricetta. Il medico non se l’era mai bevuta, questa storia, e del resto io non sapevo mentire. Mentre tornavo a casa pensavo. Camminavo con la testa bassa e con le lacrime che mi rigavano il viso. Mi tenevo il braccio che mi faceva male, viola di lividi. Mi preoccupavo che anche quella sera fosse tutto perfetto per la cena. La tovaglia pulita, le posate e i piatti in ordine, la pasta al dente e l’arrosto caldo.

Un girare di chiavi nella porta. Stava tornando a casa e gridava come sempre: “È pronta la cena?” “Sì, è in tavola!”. E ci sedevamo a mangiare in silenzio.

La pasta era al dente e l’arrosto caldo ma nell’aria risuonava la sua voce, quella del padrone: “La pasta è scotta e l’arrosto è freddo! Che stupida, non te ne accorgi proprio?”

Continuava a mangiare con aria disgustata, battendo più volte i pugni chiusi sul tavolo. Gridava che non avrebbe mai voluto incontrarmi, che non avrebbe mai dovuto sposarmi, che ero solo una povera stupida e un’incapace. Poi, quando gridare non era più sufficiente, si alzava e si avvicinava. Mi afferrava per un braccio con forza fino a farmi male. Uno schiaffo e poi un altro. Mi costringeva ad alzarmi, mi sbatteva contro il muro. Una sberla, un calcio, un pugno. E poi urlava. Urlava che non sono capace di fare niente, urlava che la pasta è scotta e l’arrosto freddo.

A furia di sentirlo mi convinco che è vero, che non valgo niente, che non so preparare nemmeno una cena come si deve. E non so come sia potuto accadere, dopo pochi anni di matrimonio: non so cosa ci ha portati a cambiare così. Ripenso ai giorni felici del viaggio di nozze, mentre mi attacco al muro con la schiena e mi lascio scivolare per terra. Rannicchiata sul pavimento mi copro la faccia con le mani. E non sono lì e volo con la mente a quei giorni felici. Per sopportare. Per aspettare che anche questa sera tutto finisca e che nuovi lividi si accostino a quelli vecchi.

E giuro, giuro che domani avrò il coraggio di sporgere denuncia.

Domani.

 

2 commenti su “C’era una volta oggi, storie di amore malato | La bambina dei fiammiferi

  1. 1

    Che belle! tutte e quattro!!!

  2. 2

    Vorrei ringraziare SettePerUno per aver pubblicato i miei racconti e tutta la redazione per la gentilezza dimostrata. Ringrazio chi ha voluto leggere, condividere e commentare il mio lavoro, nonostante la difficoltà degli argomenti. Un caro saluto a tutti, spero di ritrovarvi sul mio blog e attendo la prossima occasione di questo bellissimo blog-magazine. Sabrina