C’era una volta oggi, storie di amore malato | Cenerentola

- 20 Mag 2012

“…Poi chiuse gli occhi e morì. La fanciulla andava ogni giorno sulla tomba […], piangeva ed era sempre docile e buona. Quando venne l’inverno, la neve coprì la tomba di un suo bianco drappo…”

Il letto era il cuore pulsante di quella stanza. Non c’era altra anima viva lì, lei era come morta e quel letto era la sua tomba. Il suo cuore batteva ancora, è vero, e i polmoni scambiavano aria con l’esterno, ma nulla più. Un tunnel buio e freddo l’aveva inghiottita.

Il buio, di notte, entrava dai piccoli fori della tapparella e occupava la stanza; la sfiorava, la circondava, era dentro di lei e non l’abbandonava mai. La luce del giorno si perdeva sul comodino, sull’armadietto, sulla sedia di quella stanza d’ospedale e sembrava non accorgersi di lei, non volerla nemmeno sfiorare. Invece la luce l’aveva riconosciuta, sapeva che lei era sporca e brutta e perciò non voleva toccarla.

Sì, lei si sentiva sempre più orribile e sudicia e tutti l’avrebbero vista così da quella sera in poi, la sera della festa al locale. Era tardi, erano tutti fuori dalla sala ormai. Aveva cantato, ballato e bevuto nella notte fonda, ma non era del tutto ubriaca, no, era solo frivola e allegra. Era ferma nel parcheggio ad aspettare il suo ragazzo che era andato a riprendere l’auto, appena fuori, dove l’avevano lasciata all’arrivo. Quando sopraggiunsero in tre, uno le tappò all’improvviso la bocca e con le mani la spinse con forza in un’auto che non conosceva. Poi salirono anche gli altri e partirono a gran velocità. Subito le misero una benda sugli occhi e le legarono le mani; la macchina si fermò.

Fu allora che cominciò a sentire le loro grida e le loro mani. Cercava di liberarsi ma non ci riusciva. Poi non aveva più vestiti addosso e sentiva freddo. Tremava. Voleva liberarsi, gridare, scappare, ma era inutile, fu costretta ad arrendersi a quegli occhi sconosciuti che la guardavano, a quelle mani che la toccavano, a quei corpi che la penetravano a turno, uno dopo l’altro, gridando di qualcosa che non era vera gioia, né vera passione, né vero amore. Un male dentro, tra le gambe e nel cuore. Un fiume di lacrime fuori, rabbia e dolore.

Ad un tratto era per terra sulla strada, stava malissimo e qualcuno che aveva avuto pietà di lei l’aveva portata all’ospedale. Da quel giorno era lì in quel letto, sempre più sporca, sempre più brutta, sempre più vuota. Avrebbe presto toccato il fondo e non vedeva l’ora perché era l’unico modo per poi cercare di risalire e tornare alla vita. Toccare il fondo, riconoscerlo, guardarlo negli occhi e affrontarlo nella sua bruttezza e crudeltà le avrebbe dato quella forza, quel coraggio e quella speranza, quella luce che ancora non vedeva.

 

Un comment su “C’era una volta oggi, storie di amore malato | Cenerentola

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    Anche noi abbiamo riscritto Cenerentola ;)
    http://youtu.be/Jk9hrT5KAEQ