C’era una volta oggi, storie di amore malato | Biancaneve

- 6 Maggio 2012

I nani dissero: “Se vuoi curare la nostra casa, cucinare, fare i letti, lavare, cucire e far la calza, e tener tutto in ordine e ben pulito, puoi rimaner con noi, e non ti mancherà nulla.

“Sì”, disse Biancaneve, “di gran cuore”, e rimase con loro. […]

Di giorno la fanciulla era sola. I nani l’ammonivano affettuosamente, dicendo: “Guardati dalla tua matrigna; farà presto a sapere che sei qui: non lasciar entrare nessuno.”

Quel corpo non le era mai appartenuto: lei disponeva solo di un’anima. Tutti gli uomini che entravano in quella stanza sapevano che avrebbero potuto avere solo il suo corpo e nient’altro.

D’un tratto la porta si apriva e qualcuno entrava, la richiudeva e ci si appoggiava contro. Quel giorno c’era lui. Fissava lei da lontano, lei che era seduta sul letto con addosso solo del pizzo rosso come il fuoco. Lei che lo conosceva bene, e perciò lo osservava cercando di capire dove avrebbe preferito farlo quella volta. Forse sul pavimento o anche sul tavolo o nella doccia. Di sicuro non il letto: quello non lo considerava se non dopo. Intanto lui si avvicinava e la baciava intensamente con forza e passione, poi la prendeva in braccio per portarla in chissà quale luogo. Quel giorno scelse il davanzale della finestra. Certo, lei non c’aveva pensato ma lì, in quel luogo, non erano mai stati. Le gambe nude di lei seduta sul freddo marmo e la schiena contro la tenda scarlatta impolverata e lui in piedi davanti. Lei avrebbe voluto prendergli il viso tra le mani, baciarlo, mordergli l’orecchio, leccargli quella strana vena sul collo, ma non poteva fare niente. Solo lui poteva prenderle il viso tra le mani, baciarla, morderle i seni, leccarle l’ombelico, graffiarle l’interno delle cosce. Un fuoco rosso passava dalla sottoveste di pizzo di lei al corpo di lui che fremeva, ma aspettava fino all’ultimo istante, per farle dispetto. Poi, senza parlare, entrava mentre le gambe di lei scivolavanoverso il basso e la schiena si inarcava sempre più.

Lei combatteva con il freddo di un corpo che non sentiva suo, come il davanzale sul quale si muoveva, e il calore bruciante di una passione che le stava consumando l’anima. Si ritrovavano così, uno contro l’altro, uno dentro l’altro in una lotta in crescendo fino a gridare insieme, ansimando; poi tutto il fuoco si spegneva lentamente. Allora lui si avvicinava al letto, prendeva il portafogli dalla tasca dei pantaloni e faceva svolazzare nell’aria le banconote, lasciando che cadessero sulle coperte, una dopo l’altra, fissandola negli occhi. Quindi si rivestiva e se ne andava, sbattendo la porta come quando era entrato. In quell’istante lei scattava furiosamente in piedi e correva a colpire quella stessa porta chiusa, prendendola a calci e pugni e graffiandola. E non diceva niente, perché lui non avrebbe mai dovuto saperlo.

Era l’unico uomo che avrebbe potuto avere anche la sua anima. Non doveva saperlo perché altrimenti non sarebbe mai più venuto a cercarla, quell’anima.

 

3 commenti su “C’era una volta oggi, storie di amore malato | Biancaneve

  1. 1

    bello anche il finale a sorpresa…! brava Sabrina!

  2. 2

    Bello e particolare… Ma cara Biancaneve, prendi a calci e pugni lui… non la porta. Vedi poi come ti sentirai meglio… ;)

  3. 3

    Bellissimo e terribile allo stesso tempo. Troppe donne amano misogini ricevendo soltanto disprezzo, quando va “bene”!