Le radici di Viola | Terza parte

- 18 Aprile 2012

Torno alla mia posizione a passi lenti e ondeggianti e mi metto vicino ai motori. Il braccio meccanico spinge su e giù il disco rotante della mia giostra; lo inclina prima a destra, poi caposotto, poi di nuovo a sinistra e via così, in un vortice che sputa gridolini e musica dance.

Guardo tutta quella gente abbandonata alla sua forza centripeta, con le mani alzate e le guance rigide.

Chi sale su una giostra sceglie di farsi portare, trascinare da un movimento esterno, affidarsi a qualcuno che ha il potere di mandargli in tilt le budella.

Sono io che decido come e quando. Ma chi decide per le mie, di budella?

“Ivan… aspettiamo”, mi ha sussurrato Zaira nel buio, dentro a una nuvola di fiato condensato.

“Cosa aspettiamo? Quando?”

Ha risposto con una risata tintinnante delle sue, poi ha guidato la mia mano al confine con la sua pancia.

Ho riconosciuto una rotondità invisibile. Poi, improvviso come un graffio, un movimento da lì dentro mi ha chiamato per nome.

“Andiamocene via, noi tre. Cerchiamoci una casa”.

“Ma è questa la nostra casa, no?” ho balbettato io, incredulo. “La strada…”

Mi ha girato uno sguardo di pugnale che ha bucato la notte, il freddo, il telone che ci nascondeva e pure le mie mani che fabbricavano carezze nei suoi capelli.

“Io voglio delle radici”, mi ha detto.

Poi è rotolata via, in fondo al camion.

Io sono tornato al volante, ad aspettare che il sole sezionasse il nero della notte a suon di bisturi, e ne partorisse un giorno nuovo.

 

Un comment su “Le radici di Viola | Terza parte

  1. 1

    bellissimo!!!

    complimenti.

    mi immagino un cielo
    “azzurro che fa piangere
    oltre le nubi[…]
    un indaco mare”

    com’è il cielo da un po’ a milano…