Giacomino, poi | Quarta parte

- 23 Aprile 2012

Il giorno dopo il gol sono andato a trovarlo, mi sono seduto sulla sua tomba bianca e gli ho raccontato la partita per filo e per segno; gli ho detto anche che l’allenatore mi aveva messo in panchina, e avevo una rabbia dentro che ti puoi immaginare… Ma come? Andiamo in finale, nel torneo dedicato al mio migliore amico, nel mio paese, e non mi fai giocare? Mi ha messo in campo sullo 0 a 0 a cinque minuti dalla fine, il coglione, che tanto ci sono i supplementari mi ha detto, e ti fai più di mezzora. Te li faccio vedere io i supplementari, ho pensato mentre mi ficcavo i parastinchi e da quanto mi faceva rabbia non lo guardavo nemmeno. Quando sono entrato ho visto la Rosy in tribuna che applaudiva, e Lucio, e tutta quella gente, e ho ripensato a quel giorno, a quanto si stava bene tutti insieme, e che se c’era una cosa che potevo fare per farti stare bene anche in quel cielo che sarà, ma a me mi sembra così vuoto, era segnare un gol e vincere la partita noi, che non era giusto per niente che il tuo torneo lo vincesse il San Carlo. Se si andava ai rigori, Giacomino, si perdeva di sicuro, che loro avevano in porta il Brogi, quello che il prossimo anno va a giocare nella Juve.

E insomma sono entrato in campo e mi sono messo a correre dietro a ogni pallone, e alla prima azione ho fatto un colpo di testa che andava dritto all’incrocio dei pali, ma il Brogi l’ha parato non so come. Mi sono sentito cadere il mondo addosso, ma non mi sono arreso e a un minuto dalla fine sono riuscito a togliere la palla al loro capitano e mentre Pippo gridava passa passa, io ho fatto finta di niente e ho puntato dritto verso la porta, e ne ho scartati due, tre, quattro, finché non mi hanno dato una spinta colossale, ma io non mi sono fermato, e mentre l’arbitro stava per fischiare la punizione dal limite, ho allungato il piede più che potevo e ho colpito il pallone in un modo…

Ma che te lo racconto a fare. Hai visto di sicuro, Giacomino. Mi guardi con quella tua faccia allegra piena di lentiggini, dalla foto scattata al mare l’anno scorso, e si capisce benissimo che sai già tutto, tanto che mi viene il dubbio che quel tiro che andava dritto verso il cielo ed è precipitato in porta all’improvviso non sia proprio tutto merito mio, e viene da sorridere anche a me. Mi alzo, ti saluto, esco dal cimitero e salgo in bici, che è quasi ora di cena, e tanto i tuoi pensieri restano con me, perché anche se tu rimani chiuso qua, i tuoi pensieri li hai lasciati in giro, sparsi nell’aria del paese, e io li sento benissimo, come quando eri vivo e per capirsi non c’era nemmeno bisogno di parlarsi. Mi dici tante cose ora: che un gol così non l’hai mai fatto nemmeno tu, ed è tutto ma proprio tutto merito mio, da dove cavolo mi è uscito, e mi dici che ti ho reso felice, e che anche per te è stata un’emozione grande, forse non la più grande in assoluto, ma insomma siamo lì. A proposito, sono proprio sicuro che in confronto il primo bacio sarà una robuccia da tirar su le spalle? E se quel bacio lo darò alla Rosy? Non te ne rendi conto, dici.

 

Commenti chiusi.