Giacomino, poi | Prima parte

- 2 Aprile 2012

L’emozione più grande, ma più grande più grande, che in confronto anche il primo bacio sarà una robuccia da tirar su le spalle, l’ho provata quando ho visto che la palla, contro ogni legge della fisica e contro ogni decisione dell’allenatore, andava ad infilarsi precisa sotto la traversa. Non ci credo / Comincio piano piano a crederci / Ci credo!

Quel tiro che mi era uscito da chissà dove diventava un gol che non esiste proprio e quando la palla è scivolata giù lungo la rete e il Brogi è ricaduto a terra, le mie gambe sono schizzate da sole verso la tribuna, e gridavo e piangevo e correvo a casaccio, finché non mi sono sentito metter sotto dai miei compagni, e Dio se era bello stare sotto di loro. Non capivo più niente!

Perché quello lì non era mica un gol qualsiasi, sennò col cavolo che mi emozionavo e reagivo così. Non sono mica la squacquera di Lucio, io, e anche se non ho ancora baciato una ragazza le mie belle esperienze le ho già fatte eccome. Ho già fumato qualche sigaretta per esempio (sono più buone le caramelle, ma mica puoi ciucciare Polo per tutta la vita) e una volta mi sono ubriacato (era come stare sulla giostra, solo che non potevi scendere, e alla fine ho vomitato gli spaghetti e il pollo che avevo mangiato e anche della roba verde che non avevo mangiato). Poi ho già preso l’aereo e la nave, e un giorno sono pure svenuto. Né sull’aereo, né sulla nave però: stavo guardando CSI a casa di zia. Come se tutto questo non bastasse un giorno ho visto mia cugina che faceva la doccia tutta nuda (ha due tette giganti mia cugina, più bianche e più sgonfie di quelle che si vedono in TV). E ora che ci penso ho fatto altre due cose che è meglio se le tengo per me.

È che dietro a quel gol c’è una storia speciale, e mi è dispiaciuto solo di non aver alzato il dito al cielo come fanno i ciclisti, per dedicare la vittoria a dei compagni morti o ai genitori o ai nonni. L’ho dedicato soltanto dentro di me quel gol, ma Giacomino, lo so, ha capito lo stesso.

 

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