Folie à deux | Quarta parte

- 29 Aprile 2012

Seguono altre notti di parole oscene, visioni notturne e batticuore. Laura va dal medico che le diagnostica una sindrome da stress. Parola incomprensibile per lei. Eppure qualcosa di quella diagnosi la agita tanto da convincere il medico a prescriverle un antibiotico al posto degli ansiolitici. Non è poi così difficile trasformare un’emozione in malattia.

Intanto Lucrezia va a scuola da sola dopo aver portato il caffè a letto alla madre ed essersi fermata a fare colazione alla solita pasticceria.

Il pomeriggio chiede a Laura di uscire.

La madre acconsente, poi si nasconde in bagno e piange. Sul viso le si crea una poltiglia di cipria, rimmel e colla per le ciglia.

Lucrezia rientra qualche ora dopo e trova la madre sempre più torva in viso.

“Ma stai ancora male?”

Laura esplode in un pianto a singhiozzi, prende a dire senza di te morirei, si sente svenire e, melodrammatica come solo l’amore sa essere, chiama la guardia medica. Il dottore conferma la diagnosi del collega e sostituisce l’antibiotico con dei calmanti.

Lucrezia in un pensiero privo di intenzioni, mentre il dottore scrive la ricetta, soppesa colpa e piacere e rimette i suoi desideri all’oscuro, di loro non si saprà più nulla. Per il momento le sarebbe possibile essere felice solo se nessuno se ne accorgesse. Le prove vanno fatte di nascosto.

Il ritorno alla simbiosi e alle sue consuetudini di pace è sancito da una cena a sorpresa che Lucrezia cucina per la madre. Accanto al calice di Laura sistema una scatolina legata da un fiocco d’oro, all’interno due collanine identiche con un ciondolo ovale di zaffiro. Avere il conto aperto in gioielleria è una comodità irrinunciabile, si ritrova a borbottare imitando la voce della madre.

Una pietra un po’ provinciale, pensa Laura scartando il cadeau, ma nulla a cui non si possa porre rimedio.

Madre e figlia non escono di casa per molti giorni.

Lo zaffiro è simbolo di devozione, Laura guarisce perfettamente.

Una notte esce di nascosto portando con sé un pennello e della vernice avanzata, si ferma davanti al muro, si arrampica coi tacchi fino alla scritta; le calze velate si strappano, sulle ginocchia si formano due grandi buchi; comincia a cancellare, pigia con forza il pennello sul muro, la frangetta le si arruffa sulla fronte; in pochi minuti al posto della frase oscena sta una lunga striscia bianca.

La mattina seguente, prima di accompagnare a scuola la figlia, firma il libretto delle assenze, allega il certificato medico falso, butta nel water gli ansiolitici e tira l’acqua con stizza.

La simbiosi continua indisturbata oltre la prima dentiera di Laura che, quando muore, lascia la figlia sola e zitella, convinta che la madre le mandi dalla televisione dei messaggi da decifrare. Lucrezia si impicca il giorno in cui Laura, nel bel mezzo di una puntata di Six feet under, poco prima che un phon scivoli dentro alla vasca dove sta facendo il bagno, le dice che è finalmente arrivato il momento di raggiungerla.

 

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