A volte ritorno

- 27 Aprile 2012

Sono andata al catechismo dalla signorina Ada per anni.

Lei e il suo porro mi spiegavano tutti i fatti di Dio e di suo figlio Gesù Cristo e le punizioni divine se mangiavi troppe caramelle, se usavi la gomma d’altri o se scrivevi “Giovanni è siemo” su un foglietto e lo facevi girare in classe.

Avevo sette anni e le credevo.

Dio era un gigante con la barba di Merlino e la voce che faceva l’eco, Gesù Cristo era quello sempre insanguinato che non lo potevi toccare, sennò ti tagliavi.

Le parole d’ordine erano tre, come la Trinità: Splendore, Timore, Giudizio.

Poi sono diventata grande ed ho cominciato a farmi domande. E non ho più smesso.

Come John Niven.

Fare Dio è un lavoro, non dite di no.

Catastrofi, guerre, gente che si ammazza per un parcheggio, Belen che litiga con Emma, gente che considera la Smart una macchina.

Reggereste a tutto questo stress senza prendervi una vacanza?

Pure l’Altissimo ha diritto di scialarsi.

Solo che il tempo in Paradiso scorre diversamente ed al suo ritorno bisogna recuperare secoli e secoli di lavoro.

Bello il Rinascimento, eh? Guarda adesso!

Non basta una buona mano di bianco per cancellare tutto.

Una nuova inondazione, un’altra arca? La volta prima non aveva funzionato tanto bene.

Ci si gioca l’ultima chance, si fa scendere in campo il Figlio, ripulito.

Lunghi capelli biondi boccolosi profumati di Maria ed occhi azzurri di vera bontà.

Niente luci assurde alla Zeffirelli.

New York, il ventre di una vergine del Midwest, una chitarra, un gruppo di aspiranti musicisti fancazzisti e poveracci e il palco di American Popstar.

Una divinità come te e me, che non ha poteri di levitazione e moltiplicazione, che non ruba ma prende in prestito, che beve, ama, canta, che si gode la vita.

Niente pregiudizi, niente costrizioni.

Un solo comandamento: “Fate i bravi”.

Un libro imperdibile, dissacrante (mi sembra l’aggettivo giusto), sarcastico, sincero.

E non vi offendete, che tutte quelle cose sulla chiesa e su Benedetto le sapete pure voi.

Anzi, se c’avete l’indirizzo passate, che devo ancora mandargli qualcosa per il compleanno.

«Ogni volta che canta, Gesù ne sdraia una.»

A volte ritorno
John Niven
Einaudi

 

3 commenti su “A volte ritorno

  1. 1

    Un tocco personale nelle recensioni che fa la differenza; uno sguardo dissacrante anche il tuo come Niven con un’ironia così acuta che trascina e coinvolge, anche sui libri che non sono propriamente nelle mie corde!!

  2. 2

    Io a sette anni la suora la fregavo sulla questione dei fioretti.
    Avevamo un Quaderno dei fioretti sul quale scrivere almeno un fioretto al giorno per poi presentare il resoconto settimanale ogni mercoledì pomeriggio alle 15.00. I miei sette fioretti li inventavo tutti il mercoledì tra le 14.30 e le 14.45.

    P.S. Tamara, scrivi per sempre.

  3. 3

    @tempoxme, @silvia: Graziegraziegrazie. Vi adoro! :*