Zona disagio

- 7 Marzo 2012

Sono un’appassionata di “lessici famigliari”, di biografie degli autori (di gossip, ammettiamolo). Mi piacciono le storie della gente, quelle vere, tratte da fatti realmente accaduti e vissute da persone realmente esistite. Non mi sazio mai.

Di Jonathan Franzen avevo letto Le correzioni e ne avevo goduto grandemente. Finito da un giorno già i personaggi mi mancavano terribilmente. Erano costruiti magnificamente ed io non volevo lasciarli e dissi tra me e me “Se esce il 2 io lo leggo”. Sono stata accontentata.

La zona disagio è un posto mentale che Franzen visita spesso: è la famiglia. E vive nei ricordi pulsanti dello scrittore appoggiata all’ambientazione della casa piena di cianfrusaglie di Webster Groves (di cui se fosse possibile vorrei fare una visita virtuale) e nelle immediate vicinanze. Il contraltare alla zona disagio è la «zona benessere» (o forse sono due facce della stessa medaglia), un punto sul termostato di casa su cui il padre regolava la temperatura “ideale”  (e su cui forse sperava anche di regolare la famiglia) suscitando le ire funeste della moglie e la quieta indifferenza dei figli.

Sei capitoli scandiscono questo romanzo, approfondendo aspetti, personaggi e tempi diversi della vita della famiglia. Sei zone disagio scandite dalla corroborante e trascinante narrazione di Franzen, dove confluiscono vividamente i suoi ricordi di figlio e fratello e dove possiamo sbirciare con lente d’ingrandimento la nascita di uno scrittore. Elencarveli non mi farebbe onore. Leggetelo.

«Volevo vivere nel mondo dei Peanuts, dove la rabbia era buffa e l’insicurezza adorabile.»

Zona disagio
Jonathan Franzen
Einaudi

 

3 commenti su “Zona disagio

  1. 1

    Posso proporre una “controrecensione”? :-) Nel senso che lo sto leggendo anch’io.
    E poi le coincidenze mi rendono euforico.

  2. 2

    Allora aspettiamo il tuo parere a fine lettura :)

  3. 3

    con piacere