Tutti giù per terra

- 8 Marzo 2012

Non so se l’ho già detto (ah ah ah) ma io ho lasciato il cuore a Torino. Quando qualcuno mi chiede cos’è che mi piace così tanto di Torino, io faccio gli occhietti a stellina e parto con l’elenco. Elenco che si conclude con l’asserzione “amo Torino perché secondo me è la città meno italiana d’Italia”.

Tutti giù per terra è un film del 1997. Walter, il protagonista, a un certo punto si intrufola nella Mole, che è in ristrutturazione. Sta per diventare il Museo del Cinema. Nel 1997 esce il primo album dei Subsonica. Due anni prima era nata la Film Commission, tre anni prima la Scuola Holden. Insomma, il nostro (anti)eroe si muove in una città che è un crogiuolo in divenire di fermenti culturali. E, allo stesso tempo, si muove in una nazione in cui è iniziato lo sfacelo.

Potevamo scegliere, allora, se stare con Torino o con l’Italia, se demolire tutto o riscoprire la bellezza. Eravamo tutti Walter: presi in mezzo al cambiamento, a farci un sacco di domande. Walter è un punto interrogativo umano. Crescere? Migliorarsi? Fare l’amore? Fare delle scelte? Lavorare? Partecipare al girotondo o cadere giù per terra? Lui sceglie di non scegliere e rimane lì, a farsi cambiare le cose intorno, nel bene e nel male, sempre con quella faccia così che solo Valerio Mastandrea (sospiro).

Insomma secondo me quelli che pensano che Tutti giù per terra sia solo un filmetto (e un libretto) giovanilistico, non hanno capito niente. Io, che capisco sempre tutto, dico che Walter, dentro quella Mole diroccata, è dentro l’Italia: diventerà un posto bello, moderno e internazionale, o resterà bloccato in una ristrutturazione infinita?

Io sto bene io sto male
io non so cosa fare
non ho arte non ho parte
non ho niente da insegnare

Tutti giù per terra
Regia Davide Ferrario
Anno 1997

 

3 commenti su “Tutti giù per terra

  1. 1

    Amo questo film. Amo Mastandrea.

    Ti saluto Torino se vuoi.

  2. 2

    Oh sì, abbracciala da parte mia! :)

  3. 3

    Io ho letto il libro di Culicchia da cui è tratto e l’ho trovato entusiasmante! Uno slang che è tutta una filosofia, un personaggio incarnazione dei tempi, che funziona da specchio per un’intera generazione frastornata e confusa che non sa e non vuole omologarsi. Grande curiosità di vedere il film, anche perché Mastandrea con quel fare sornione e imbranato credo sia l’interprete ideale!