Tre amiche, una città | Terza parte

- 18 Marzo 2012

Carlotta arriva in aula dieci minuti prima dell’inizio della lezione, si mette gli occhiali e osserva il professore che parla con una studentessa sull’uscio della porta.
«Smettila di guardarlo così, diventi cieca». Compare da dietro Eleonora.
«Ma che dici?»
«Buongiorno tesoro» le dice stampandole un bacio con il suo nuovo rossetto Dior-costa-quanto-un-rene.
«Buongiorno a te, scarpe nuove?»

Il professore entra in classe richiudendo la porta dietro di sé, siede alla cattedra e inizia la lezione di Storia dell’Architettura Contemporanea.
«Oggi, ragazzi, parleremo di Jean Nouvel e della sua opera, il Reina Sofia di Madrid. Se non siete mai andati prenotate il volo oggi pomeriggio.»
Carlotta lo guarda come se volesse essere rapita da lui e portata in qualunque angolo della Terra.
Un rumore proviene dalla porta. La maniglia si inclina e un viso familiare si scorge all’interno dell’aula dove centocinquanta persone si girano a guardare cosa succede.

«Buongiorno professore, mi scusi tanto.»
«Prego signorina, meglio tardi che mai, si accomodi.»
Beatrice, trafelata, cerca le sue amiche, vicino a loro c’è un posto libero. Fa alzare cinque ragazzi per potersi sedere, facendo cadere un astuccio, qualche penna e un quaderno di appunti. Tutto questo sotto gli occhi inquisitori dei colleghi.
«Ragazze scusate ma non mi è suonata la sveglia, sono un disastro.»
«Shhh, non ti preoccupare, capita, adesso stai attenta e prendi appunti» la rincuora Carlotta.
«Ma come ti sei vestita? Questo maglione è orrendo, lo stilista è il fondatore della Caritas?» la rimprovera Eleonora «Poi l’hai messo pure al contrario visto che è già bello di suo.»
«Ele, smettila dai, possiamo rimandare il commento dell’outfit all’ora di pranzo?»
«Si scherzava, suvvia, non facciamo le permalose, poi consolati, oggi Arianna è tutto un senape. Sembra un panino del McDonald’s.»
Ridono rumorosamente.
«Shhh, silenzio» dice loro Carlotta temendo di essere sgridata dal professore che continuava imperterrito la lezione.

Durante la consueta pausa pranzo al baretto di facoltà le tre amiche appoggiano le loro borse a terra, il cappotto sullo schienale delle sedie e si accomodano sapendo che avrebbero passato a quel tavolo le successive due ore.
«Che prendete ragazze?»
«Ciao Giannino, allora, io prendo il panino salmonella.»
«Io il rottamarino.»
«E io, aspetta che non lo trovo»
«Bea, li conosci a memoria ormai, dai che ho fame» la rimprovera Carlotta come al solito.
«Eccolo, io l’Hercules ma con la maionese.»
«Perfetto ragazze, da bere?»
«Spritz per tutte» incalza Eleonora, «abbiamo bisogno di riprenderci oggi.»
Giannino, ormai amico e confidente, si allontana fischiettando.

«Ragazze, devo parlarvi» si incupisce Beatrice per poi scoppiare a ridere.
«Che c’è? Che è successo? Non mi dire che hai ancora quegli strani incubi di edifici che cadono.»
«Ele non prendermi in giro, era un incubo ricorrente quello, non è da sottovalutare.»
«Sì, vero, ma ce l’ha qualunque studente di architettura che deve progettare un plastico senza che in metropolitana un pendolare gliene rompa un pezzo.»
«Ecco gli spritz ragazze, due minuti e arrivano i panini.»
«Giannino ti amiamo, te l’abbiamo mai detto?»
«Sempre» ride guardandole con sincero affetto.

Quello era il loro posto, il loro rifugio. Sedute a quel tavolo avevano discusso tante cose, ipotetici viaggi, fidanzati e amanti, amicizie e rotture di ogni genere.
Eleonora aveva addirittura confessato un tradimento.
«Quindi che c’è Bea?»
«È una cosa seria, bella ma brutta, cioè, non brutta, oddio… insomma.»
«Ti sei fidanzata con un criminale?»
«Ma figurati!»
«Hai comprato un paio di Louboutin in saldo e non mi hai pensato?» incalza Eleonora «Sai che se fosse così sarei obbligata a ucciderti con uno stuzzicadenti.»
«Non potrei mai comprare un paio di scarpe senza di te, lo sai bene.»
«E allora che c’è?»
«Vado in Erasmus a Madrid, mi hanno preso, parto a settembre.»
Il silenzio cala improvvisamente, non un rumore, non un verso.
Un silenzio interrotto solo dalla voce roca di Giannino.
«Ecco i panini ragazze, buon appetito.»

 

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