Tre amiche, una città | Quarta parte

- 25 Marzo 2012

Cinque mesi volano e quella calda mattina di agosto Milano pareva solitaria, silenziosa, quasi a rincuorare Bea, travolta da mille e uno dubbi.
«Amore, ti ho messo le lenzuola nella valigia, ora mancano solo gli asciugamani e poi hai finito vero?»
«Sì mamma.»
«Hai il faccino triste, che c’è?»
«Niente, mi spiace andarmene, qua ho tutto.»
«E là troverai un altro tutto.»
Un abbraccio materno, caldo e profondo, risolleva gli spiriti più negativi.
«Ora vai, le tue amiche ti aspettano.»
Beatrice prende silenziosamente la borsa, guarda sua madre con gli occhi lucidi e imbocca la porta di casa, sentiva un nodo allo stomaco.
Si chiama malinconia e non guarda in faccia nessuno.
Ad aspettarla sotto casa le sue amiche.

«ECCOLAAAAAAAAAAAAAAAA, anvedi che favola de femmena» urla Eleonora senza badare alle regole del buon gusto e del vivere civile.
«Bea, non partire» l’abbraccia Carlotta stringendola forte.
«Che piaga questa, non puoi capire, è da una settimana che quando ti vede scoppia a piangere.»
«Dai Ele, quanto sei cinica, tu non piangi mai?»
«Mai.»
«L’ultima sarà stata al tuo ventesimo compleanno quando da ubriaca volevi corteggiare il cubista gay e lui non ti guardava nemmeno.»
«Questa cosa dovrai portartela nella tomba lo sai? Quanto mancherai, stronzetta.»

Passarono la serata lì, sul marciapiede sotto casa a parlare e parlare, a ricordare episodi talmente vecchi da essere quasi sepolti dalla polvere del tempo.
La verità è che con l’annuncio della partenza di Beatrice si erano solo legate ancora di più e che nulla poteva rappresentare un ostacolo per la loro amicizia, nemmeno un Erasmus.

«Ragazze.»
«No eh, non cominciare a fare la vocina che qui io cedo» risponde Carlotta già con il fazzoletto.
«Puoi far finta di fare una telefonata così scappi e non dobbiamo salutarti?» sorride Eleonora.
«Voglio che sappiate quanto siete importanti per me, e guai a voi se non venite a trovarmi e soprattutto se fate l’esame di architettura contemporanea senza di me.»
Commosse ma serene si strinsero una con l’altra.
Volersi bene a qualunque distanza è vera amicizia.

 

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