Tre amiche, una città | Parte prima

- 4 Marzo 2012

Beatrice

«Beaaaaaa, sono le 7.30, è ora che ti alzi» urla sua madre dal bagno.
«Le 7.30? Cosa? Sono in ritardassimo!» risponde disperata lanciandosi fuori dal caldo piumone senza nemmeno capire dove si trovi.
In fretta e furia si veste a strati come le cipolle, il maglione al contrario, i leggins felpati per non morire assiderata e gli stivali da cavallerizza, una tracolla trovata a un mercatino vintage e via.
In sella al suo scooter affronta la circonvallazione, i milanesi già incazzati di prima mattina e un traffico che destreggia con grande abilità. E incoscienza.

Al semaforo una macchina le si accosta, un ragazzotto la nota, abbassa il finestrino e le dice:
«Che freddo stamattina, vero?»
Lei, allibita, lo guarda e risponde:
«Già, dovresti alzare il finestrino allora.»
«Ma sai, posso sopportare il freddo se è per parlare con una bella ragazza.»
«Questo è il peggior rimorchio di tutta la mia vita.»
Scatta il verde e accelerando dimentica questo inconveniente mattutino.

La sua non è mancanza di fiducia negli uomini ma proprio intolleranza. In passato ha conosciuto ragazzi della sua età, pronti ad affascinarla offrendole un cocktail e passeggiando mano nella mano per le viette di Brera, erano tutti molto cortesi e belli. Salvo poi scoprire che erano gay, nottambuli, discotecari, fedifraghi o bugiardi incalliti.
Essendo di buona famiglia la madre le presentava sempre “il figlio di” o “il nipote di” in modo tale da non far crollare quel nome che in società aveva fatto fatica a scalare la vetta.

Il suo ultimo fidanzato si chiamava Giovanni. Un nome e tre cognomi. Si erano conosciuti a una festa noiosa e troppo snob, avevano cominciato a uscire insieme e per i successivi due anni non si erano separati mai per più di una settimana. Era stato un amore felice.
Quando lui decise di partire per la Francia e seguire il suo lavoro lei capì che non poteva più stare con una persona lontana, doveva sentire il suo profumo e potergli dare un bacio quando ne sentiva il bisogno. Passarono mesi bui, in cui a malapena aveva il coraggio di sporgersi affacciando lo sguardo sul mondo.
In un giorno di sole riprese in mano la sua vita, si lasciò alle spalle questo amore sofferto e iniziò a frequentare un corso di ballo, andare in piscina e alle lezioni in Università dove conobbe quelle che diventarono poi le sue migliori amiche.

«Scusa, se ti sposti parcheggio il motorino» urla a una ragazza che sta al telefono in mezzo al marciapiede davanti alla facoltà.
«Grazie, scusa ma sono in ritardassimo» aggiunge quasi sentendosi in colpa.
Mette il cavalletto e scappa verso l’aula.
Un’altra lunga giornata deve ancora iniziare.

 

Un comment su “Tre amiche, una città | Parte prima

  1. 1

    Se è l’inizio di un libro, cerca di finirlo. Già lo amo.