Factotum

- 15 Marzo 2012

Quando ero all’università, per me, le mie coinquiline e i nostri amici di baldorie “Bukowski” non era più un nome. “Bukowski” era il termine che usavamo per indicare qualunque forma di sfattanza: era bukowski un bicchiere di plastica con un fondo di birra e mozziconi di sigarette, era bukowski l’abbigliamento pre-esame tutone&pinza in testa, erano bukowski le nostre serate a base di junk-food, Amici in tv e alcolici del discount. Solo che io, dopo una serata bukowski coi miei compagni di sbronze, collassavo sul letto (o sul divano. O sul pavimento), altro che scrivere capolavori.

No, seriamente, come si fa a scrivere da ubriachi? Io provo grande stima per gli scrittori che producono opere sotto effetto di alcool e/o droga. E Bukowski beh, è il re della dissolutezza creativa. Leggere i suoi libri è come stare insieme a lui, davanti a una bottiglia di scotch, a parlare della vita fra una puntata alle corse e l’altra. E anche vedere questo film è un po’ come fare movida nei peggiori bar di Los Angeles in compagnia di un vecchio amico impresentabile peggio del peggior barbone ma capace di tirare fuori perle di poesia degne di Shakespeare. Per questo io difendo Factotum da chi lo accusa di essere troppo patinato: perché, sotto la panza da tavernello, si celava un artista sublime, e per raffigurarlo serviva un film “bello”. E adesso mi vado a fare una birra.

Even at my lowest times I can feel the words bubbling inside me, and I have to get the words down or be overcome by something worse than death, words not as precious things, but as necessary things.

Factotum
Regia Bent Hamer
Anno 2005

 

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