CaveTour: Patrizia Rinaldi

- 22 Mar 2012

Per Il cavedio ce ne siamo andate a Veronacatania. Un posto bello con l’aereo, la notte a dritta senza dormire, i libri appresso, pesanti, le risate. E pure i discorsi seri che non finiscono mai.

Non mi pareva  vero, perché per tanti anni non ho saputo prendere nemmeno il tram.

Negli anni terribili aveva ruote di mezzaluna che tagliuzzavano le occasioni. In quegli anni là tutti erano sconosciuti, soprattutto le persone che conoscevo bene.

Ogni Veronacatania ha celebrato l’inizio dell’idea del libro.

L’idea mia era fare la bomboniera del primo viaggio con gli sconosciuti, quelli che ti danno le caramelle, per capirci.

Eravamo a Vasto, sulla spiaggia, e mi sembrava tutto perfetto: il mare, le dune, il sole, i trabucchi e la risoluzione in possibilità. Ero persino dimagrita. Tutto perfetto. Già. Così ho detto scriviamo il libro. E le belle sconosciute hanno risposto sì.

L’idea mia riguardava il libro del cuore, uno di quelli che ti piazzi sotto il cuscino. Le idee non nascono in un momento, specialmente quelle improvvise. Poi ci hanno spiegato la tecnica e il corsivo, ma lì per lì forse nessuno di noi sapeva molto oltre al desiderio di un assieme nuovo. È stato bello.

Veronacatania sa di riso all’amarone, a un certo punto i chicchi si abbracciano e diventano arancini, sa di vino nei calici adatti e di cioccolata e pistacchio e sa di presentazioni alcoliche.

Qualcuno dentro le storie ci mette proprio tutto, roba segretissima, io ci ho messo il sapore del primo viaggio. Quello che poi quando guardi le foto sorridi.

 

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