CaveTour: Nadia Terranova

- 1 Marzo 2012

Questa storia inizia a Napoli col caldo di giugno e non finisce a Milano fra la neve di febbraio.

È la storia di un libro scritto da quattro ragazze di città diverse e vite diverse che nel 2011 è stato pubblicato dall’editore Fernandel. A tutte le presentazioni ci è piaciuto raccontare dove e come è nato Il cavedio, di che colore era la luce della stanza e quale mare lo avesse visto nascere la prima volta, come ci eravamo candidate a interpretare ciascuna un personaggio e perché avevamo deciso di lasciar risuonare le nostre scritture in un matrimonio poligamo.

Lucia, quinta ragazza dietro le quinte, è stata il nostro ufficio stampa, complice e direttrice del tour di presentazioni. Abbiamo cominciato alla Feltrinelli di Napoli, patria di Patrizia — che questo romanzo l’ha pensato e cercato prima che esistesse. A seguire, il vortice assoluto: sfidiamo le date (“Il 22 Fnac di Verona, il 23 Feltrinelli di Catania: si può, ho trovato un’offerta imperdibile!”), dormiamo in alberghi improbabili o in vecchie case di famiglia, affittiamo auto, prenotiamo treni, rubiamo bagni al mare e cene medievali, beviamo da tutte le cantine della penisola, ci ritroviamo a festival ed eventi, ci addormentiamo in macchina alle due di pomeriggio, ci fotografiamo in aeroporto alle cinque di mattina, ridiamo tutta la notte raccontandoci i fatti nostri e le vite da cui giochiamo a evadere.

Dalla Romagna alla Sicilia, dal Veneto alla Lombardia, dall’Abruzzo alla Puglia incontriamo persone, stringiamo mani, scambiamo sguardi, ascoltiamo le domande e le osservazioni di chi ci racconta le nostre scritture, giornalisti, scrittori, editor, librai, attori.

La prima volta, a Napoli, avevo un vestito a fiori e una borsetta multicolor. Quella foto di noi quattro che guardiamo in su verso un obiettivo gigante è finita in un articolo di Donna moderna. Iniziavano l’estate e le danze.

L’ultima volta, a Milano, avevo sciarpa, guanti, cappotto. Fuori c’era la neve ed erano i Giorni della Merla.

Nel frattempo Il cavedio è diventato un ebook, ognuna di noi ha scritto altri libri, la vita ci ha portato da un’altra parte o riportato a casa, che è una cosa di cui non capisco mai la differenza: so stare in tutti i luoghi e in nessuno, purché ci sia spazio per i miei spigoli e le mie fragilità.

Per me Il cavedio è stato casa. Oppure un’altra parte, non importa. Quello spazio comunque c’è stato. Non succede spesso.

 

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