50/50

- 29 Marzo 2012

La “commedia indie”, e lo dico da persona che la sera al posto del rosario si sgrana i programmi del Sundance, ha meriti e demeriti. I meriti si sanno: salvo eccezioni, tali commedie sono intelligenti, scritte in modo figo, girate bene, recitate meglio e ci fanno scoprire band mai più senza. Il demerito sta nel fatto che di solito i protagonisti sono giovani, carini, benvestiti, hanno case boho-chic, quando sono disoccupati lo sono con stile, e i loro affanni più tormentosi riguardano perlopiù rapporti sentimentali con giovani altrettanto carini, benvestiti eccetera.

Bene. 50/50 questo demerito non ce l’ha. Adam infatti è giovane, carino, benvestito, fidanzato, ha un lavoro figo e una casa boho-chic, però ha anche un problema che non è “come fare a conquistare Zooey Deschanel?”: ha un cancro, e pure di quelli brutti e cattivi.

Anche i protagonisti delle commedie indie piangono. Però lo fanno con stile. Non vogliono pietà. Ed è questo che fa la differenza fra un film che vuole farti piangere perché il/la protagonista deve morire ma è tanto buono/a e innamorato/a e così pieno/a di vita che non se lo merita proprio e tutti si disperano tranno lui/lei che invece sorride perché è un essere illuminato, piangi, dai piangi, e un film che ti fa piangere, ma veramente, solo perché il protagonista trova un libro nel bagno dell’amico.

50/50 fa piangere veramente perché Adam è giovane, carino, benvestito e soprattutto normale. Reagisce in modo normale (cioè abbastanza male). Non si mette a fare bunjee jumping, sesso estremo e paracadutismo perché “sono malato e devo provare tutte le esperienze prima di”; non elargisce perle di saggezza da essere superiore che ha capito tutto; non ama più e meglio di noi; continua a litigare con la mamma; mette in ordine la macchina incasinata della psicologa, perché no, non è vero che quando vedi la morte in faccia ti cambia la visione della vita e capisci che una cartaccia non è importante: se sei un precisino resterai un precisino. Adam resta Adam, e affronta il suo problema alla maniera di Adam.

Questo fa la differenza tra il personaggio di un malato e un Personaggio (malato), tra un film che vuole far piangere e un film che fa piangere: che alla fine non si parla della malattia ma della vita. E la vita è sempre 50 e 50: 50 mi ammalo 50 no, 50 vivo 50 muoio, 50 capisco tutto 50 non capisco niente, 50 amo 50 no, 50 normalità 50 cose straordinarie, 50 piango 50 rido.

50/50
Regia Jonathan Levine
Anno 2011

 

Un comment su “50/50

  1. 1

    Condivido in pieno: è un film che mi è piaciuto molto proprio perché analizza il punto di vista di una persona “normale”, circondata da persone altrettanto normali e normalmente fragili. Bellissima la scena della madre che corre in cucina a preparare una tisana!