Occhi a sogni aperti #8

- 20 Febbraio 2012

occhi a sogni aperti

 

PELLEGRINAGGI NELLA MEMORIA: FRA CUORE E TESTA

Provate a raccontare a qualcuno una cosa che vi è successa in passato. Dopo che l’avete fatto, vorrei che per un attimo vi soffermaste sulle parole che avete scelto per il vostro racconto. Chiedetevi: quale verbo ho usato? “Ricordare”, “scordare”, “ricordo” – ci avete mai pensato? – derivano dal latino cor/cordis: cuore. “Rammentare”, “dimenticare” derivano invece da mens/mentis: mente. Per gli inglesi “imparare a memoria” è to know by heart, apprendre par coeur per i francesi. Noi invece usiamo la parola “memoria”.
Ma la memoria è cuore o testa? Quali memorie chiamate ricordi? Di quali ricordi non rammentate nulla?

CARA FOTOGRAFIA, TI RIPORTO A CASA

I poeti pretendono che tornando in una certa casa, in un certo giardino dove siamo vissuti in gioventù, noi si ritrovi per un attimo quel che siamo stati allora. Sono pellegrinaggi assai rischiosi, dai quali si può uscire con una delusione come con un successo. I punti fermi, contemporanei delle diverse età, è meglio cercarli dentro di noi.
(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

Taylor Jones, un ragazzo di 22 anni, un giorno era seduto al tavolo della cucina dei suoi genitori e sfogliava delle vecchie foto di famiglia. Quando fra quelle foto ne ha trovata una di suo fratello seduto a quello stesso tavolo l’ha tirata su e ha scattato una foto della foto, sovrapposta allo stesso identico sfondo.
Quel giorno è nato il progetto online Dear Photograph (che adesso è anche un libro edito da Morrow Avon): da tutto il mondo gli arrivano foto di foto, scattate negli stessi posti, tutte accompagnate da messaggi che iniziano con “Dear photograph…”. Alla ricerca di un passato che forse può sopravvivere solo nei luoghi dei nostri ricordi.

 

YOUPROUST: OGNUNO HA LA SUA MADELEINE
La madeleine di Proust è l’esponente più celebre di quegli indizi (oggetti, odori, sapori, posti, fotografie, ecc.) che, se incontrati nel presente, ci riportano involontariamente qualcosa alla memoria, senza che ci sforziamo di ricordare volontariamente. Tutti, probabilmente, prima o poi ne incontriamo uno, due, tanti. Forse sono le cose che ricordiamo, ma per rammentarle ci serve un aiuto esterno.
YouProust è un esperimento partecipativo in cui ciascuno può raccontare le proprie memorie involontarie. Il sapore del fegato, una ferita alle mani, una fotografia di una bicicletta, un certo ponte, una canzone delle Spice Girls: qual è la vostra madeleine?
 
 
BACK TO THE FUTURE: COME ERAVAMO, COME SIAMO
Quante cose ci riporta alla memoria una nostra vecchia foto? Quanto di nostro permane, quanto cambia, quanto è solo legato all’età o a un cambiamento di stile e quanto invece è cambiamento vero, profondo? Guardando una vostra vecchia foto vi riconoscete? E se adesso vi vestiste nello stesso modo in cui eravate vestiti in quella foto, vi riconoscereste?
Irina Werning, dal 2010 ad oggi, nel suo progetto Back to the future ha creato dei salti temporali incredibili, solo rifacendo vecchie foto, e accostandole.

Il fotografo americano Bobby Neel Adams ha spinto la riflessione ancora oltre: rivisitando il progetto di Irina Werning, ha creato degli accostamenti di vecchie e nuove foto tessere della stessa persona. Split Portraits genera mostri temporali, Frankenstein dal volto metà ricordo metà presente.


 
 
A volte il ricordo non corrisponde alla memoria, a volte le foto ci illudono di ricordare, ma in verità è solo un rammentare. Forse di alcuni amori vorremmo solo scordarci, ma non dimenticarci. Forse di alcuni posti ci ricordiamo, ma ce li siamo dimenticati.

 

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