Il principio dell’amore

- 3 Feb 2012

Succede con certi libri di sapere di volerli leggere, magari da tempo, e nonostante questo non farlo mai. Sfiorarli sullo scaffale in libreria, ma non comprarli. Aspettare il momento giusto, l’urgenza di immergersi in quella storia e in nessun altra. A me è successo con Il principio dell’amore di Maeve Brennan, perché me ne aveva parlato tempo fa una mia omonima nonché lettrice appassionata e ne avevo letto sul blog di Paolo Cognetti (altro autore che io la mia omonima lettrice appassionata adoriamo con la stessa intensità).

L’ho ordinato quest’estate su Amazon, ho lasciato che si ambientasse in compagnia di altri libri ancora non letti sui ripiani della mia Billy, poi all’improvviso l’ho aperto e, finendolo in pochissimo tempo, mi sono detta che quelli di Maeve Brennan sono racconti che sanno aspettare mentre ti scavi una nicchia tutta per loro e poi restano impressi come una coltellata nel cuore. (Non credo di aver mai definito un libro coltellata nel cuore, ma è l’espressione che non riuscivo a togliermi dalla testa mentre leggevo, quindi abbiate pazienza.)

Inizialmente pubblicati sul New Yorker, i racconti scorrono uno dietro l’altro portandosi via la vernice delle cose, le maschere, le finte verità, le buone maniere. Quello che resta sono le goffaggini, i gesti compiuti per interesse, l’assenza di buoni sentimenti, le guance accese, la solitudine, i ricordi. È come se i personaggi di Maeve Brennan si rifiutassero di reagire all’amore e al lutto come gli altri si aspetterebbero da loro e decidessero di mostrarsi così come sono, meschini, egoisti, invidiosi, sempre un po’ a disagio, umani. Tesi a cercare la felicità, febbrile o placida che sia, ed essere destinati, forse, a non raggiungerla mai.

Appena finisco un libro che mi piace, mi sembra sempre di respirare diversamente. Di essere diversa, con lo sguardo un po’ sfuggente  di chi è tornato da molto lontano. Ci metto un po’ capire che no, non è cambiato niente, però è come se restasse una traccia, da qualche parte, che mi fa pensare che i libri che mi piacciono non finiscono e che sono stata fortunata a poterli abitare anche solo per un po’.

Leggete Maeve Brennan e non abbiate paura di guardarvi allo specchio, dopo.

«Dopo la morte della moglie, il signor Derdon non vedeva l’ora di entrare nella sua camera e dare un’occhiata in giro da solo con la porta chiusa, senza che nessuno lo vedesse e si chiedesse come stava. Non erano né ansia né disperazione né altre sensazioni dolorose né nostalgia né desiderio né niente del genere ad attirarlo in quella stanza, ma curiosità. Voleva guardare. La camera, che quando la moglie era viva per lui non era quasi esistita, e dove raramente era entrato, anche se ogni tanto si era affacciato sulla soglia o si era soffermato a dirle qualcosa mentre stava per uscire, quella camera ora gli sembrava misteriosa, misteriosa e terrificante come una casa vuota agli occhi dei bambini che prima, quand’era abitata, non se n’erano mai accorti o come un nido d’uccello che giace a terra vuoto dopo un temporale estivo e suscita nella mente pensieri che non hanno nulla a che fare con ali, cibo, calore e canto — pensieri di assenza e pensieri d’inverno, di venti troppo violenti e notti troppo buie, pensieri di solitudine aspra, sopportata in silenzio, e di paesaggi troppo freddi e piatti dove a nessuno interessa passeggiare.»

Il principio dell’amore
Maeve Brennan
BUR 

 

2 commenti su “Il principio dell’amore

  1. 1

    Lo prenderò.

  2. 2

    Ho letto i “racconti di new york”, li ho adorati e mi sono ripromessa di leggere anche altro. Grazie per avermelo ricordato, vado a fare shopping! :)