Gli enneatipi 2 e 6 | Terza parte

- 16 Febbraio 2012

Visto a posteriori, fu più un modo per zittirla che altro. Al telefono me la figuravo più attraente: senza tic, senza ricrescita di dieci centimetri, senza l’orrida borsa a tracolla che decise di buttare due anni dopo (e solo perché c’era un buco da cui aveva perso un burro di cacao e una penna a cui, pare, tenesse molto). Però, per qualche ragione che ancora fatico a indovinare, col tempo volevo guadagnarmi la sua stima.

«Quante persone hanno visto la stanza prima di me?», mi chiese scettica.
«Due: un ragazzo e una ragazza.»
«Ah…»

Tentennò due secondi prima di farmi quella domanda, decidendo, evidentemente, che poi farmela sarebbe stato difficile.

«E a te non sono piaciuti o a loro non piaceva la stanza?»
«Sembravano bravi ragazzi, ma sento che con te andrei più d’accordo.»

La cosa era un po’ diversa, ma intuii che Carla era una di quelle persone per cui la verità, anche se banale, può risultare troppo dura.
Mi rivolse un sorrisetto fragile e abbassò lo sguardo, e io intravidi comunque la palpebra che le prese a pulsare.

A volte, di notte, mentre passo in rassegna i motivi plausibili di questo senso di colpa costante, che mi sta appeso alla schiena come un pipistrello, ne scorgo uno più triste degli altri: Carla si aspettava che diventassimo amici. La mia sembrava quasi una promessa. Poi, invece, è andata così: che le nostre vite si incrociano la mattina a colazione – quando lei mi chiede come sia andata la sera prima – e, se capita, la notte, quando io torno sfatto dalle bevute o dalle prove con Malko e Alice, e Carla mi chiede come sia andata la serata. Due giravolte, e poi ognuno ricomincia a ballare da solo. Io, forse perché do per scontato che è rimasta a casa, non le chiedo nulla. Sarebbe imbarazzante. “Com’è andata col libro che stavi leggendo?”. Sembrerebbe una presa per il culo.

Malko lo fa: l’ha vista tre volte, e la deride perennemente. La chiama “la nevrotica”, “la frustrata”, “la repressa”. Si scorda il nomignolo della volta prima e si affeziona al nuovo per una sera. Alice tace. Io sorrido lievemente ferito, aggiungendo quella viscida omertà ai motivi del mio senso di colpa. Ultimamente, quando mi va, ribatto con qualche insulto bonario, che non può offendere davvero. Inoltre direi che un buon settanta per cento è devoluto all’obiettivo “assomigliare all’enneatipo 8: il leader”. Poi non lo so.

In questi giorni penso che Carla si avvicini sempre di più a una compagna con cui non scopi da tempo, ma verso la quale provi quell’affetto vulnerabile che solo una compagna con cui non scopi da tempo può suscitare. Poi rifletto e mi dico che in fondo non ci ho mai scopato, e allora il nostro rapporto guadagna qualche linea di attrattiva in più. Questo succede soprattutto quando – con le gambe raccolte, una t-shirt improbabile – Carla è acchiocciolata sul divano fingendo di leggere, e io strimpello fingendo di non sapere che lei finge di leggere. A volte smette di fingere, infila l’indice fra le pagine del libro per tenere un ipotetico segno, e con gli occhi a fessura si concentra sulla mia musica. Se sorride capisco che non la convince, e mi piace testare i suoi gusti: si rivelano quasi sempre simili ai miei. Misto di sorpresa e rassicurazione che è come una folata di vento tiepido.

 

2 commenti su “Gli enneatipi 2 e 6 | Terza parte

  1. 1

    Ma Carla teneva la borsa a tracolla (bucata) anche dentro casa…??!? Questi enneatipi 2 sono proprio bizzarri.
    Non vedo l’ora che sia la settimana prossima per leggere il finale!

  2. 2

    Grazie :-), sempre gentilissimo!!! Magari nel finale Carla diventa precisissima e si compra una borsa di Prada, che ne sai?