Gli enneatipi 2 e 6 | Prima parte

- 2 Febbraio 2012

La consapevolezza che sua madre fosse una stronza a Carla venne prima che ad altri.
«Senti un po’… la vuoi sapere una cosa?»
«Cosa, mamma?»
«Babbo Natale è tuo padre…»
«Davvero? Papà? Porta lui i regali anche a Margherita e agli altri amichetti?»
«No, solo a te. Nel senso che Babbo Natale non esiste.»
«Ma…»
«Meglio che tu lo sappia adesso piuttosto che a dodici anni, dicono.»

Quando Carla me lo raccontò, attribuii il suo tic a quest’episodio. Voglio dire: hai otto anni, ti figuri che ogni Natale un simpatico vecchio svolazzi sul tuo tetto ansioso di portarti una Barbie, e senza alcun preavviso tua madre – una persona di fiducia, insomma, di cui non metteresti mai in dubbio la parola – ti dice che è tutto inventato. SBAM. Di colpo si accartoccia tutto ciò che sembrava dogma: il topolino del dente, la Befana… cominci a guardare con sospetto anche al paradiso di ovatta dove dovrebbe alloggiare tua nonna. Dove si nasconderà? L’avranno fatta a pezzi e poi riposta nelle scatole dei biscotti? Inizi ad avere una concezione piuttosto macabra della vita. E tutto perché tua madre, su qualche manuale progressista prestatole dalla cognata, ha letto che i bambini non vanno assecondati.

Carla è un perfetto miscuglio di sciatteria e nevrosi. Quegli ibridi che quando sei in buona trovi quasi attraenti, mentre quando non ne puoi più – non hai idee per il prossimo brano, la sera prima Malko ha ripetuto per la tremilionesima volta: «’Ndo’ cazzo andiamo co’ sto demo?» e Alice ha annuito infelice – consideri repellenti sul serio. Con lo sguardo corrucciato la vedo frusciare a piedi nudi per casa, e provo invano a farla rientrare nell’enneatipo 4, il mio preferito: l’artista. Eccentrico, ha senso del colore, veste in maniera stravagante. La mia indignazione si posa orripilata sulla sua maglietta con Minnie sparata in primissimo piano. Carla rientra nel 2, non c’è niente da fare: vuole essere amata e apprezzata diventando indispensabile per gli altri.

«Faccio il caffè anche per te?»
«Sì, grazie.»

E io ne approfitto con una nonchalance che a volte mi disgusta. Questa cosa degli enneatipi fu proprio Carla a insegnarmela. Una mattina in cui la cucina era messa a mollo nel sole, e io avevo intinto la punta della lingua nel caffè per evitare ustioni. Pensando a quanto fossi pavido, venni teletrasportato da un orrido flashback nell’estate dell’89, coi miei amici che urlano dall’acqua celeste: «E buttati!» e io che, piuttosto, faccio dietrofront e mi accascio sull’asciugamano. Un ricordo su cui provo di tanto in tanto a ironizzare, e finisco per avere il magone. Carla di fronte a me beveva il suo caffè con sorsetti spavaldi, cuciti insieme da un sorriso intermittente. Gli occhi erano fissi sui miei, non disturbati da alcun tic.

«Posso dirti una cosa?»
«Cosa? Se vuoi dirmi che il caffè non brucia più, grazie, ma a me piace aspettare.»
«Eh? No, non volevo dirti questo… Ieri al seminario ho imparato una cosa sfiziosa. Adesso ti faccio un test.»

Da allora l’Enneagramma non mi ha più abbandonato. E sempre da allora cerco di allungare, allargare, strizzare il mio enneatipo 6 – il classico cacacazzi tormentato dal dubbio – e di adattarlo a un 8: il leader.
No, non è semplice.

 

9 commenti su “Gli enneatipi 2 e 6 | Prima parte

  1. 1

    “La cucina era messa a mollo nel sole”, magnifica quest’espressione!
    Complimenti. Belli e ben scritti i continui passaggi tra passato e presente.
    Attendo impaziente la seconda parte.

  2. 2

    Grazie mille davvero! Speriamo che anche le altre parti ti piacciano, allora… :-)

  3. 3

    Non ne so di enneatipi, ma se mi prometti che posso arricchire la mia conoscenza in materia leggendo tutto questo racconto, non me ne perderò un episodio.
    Ma no, lo leggerei comunque tutto anche se parlassi invece di coltivazione di rabarbari…
    (Non vedo l’ora di leggere di più anche sul gruppo musicale!)

  4. 4

    Allora il prossimo racconto lo farò sui rabarbari, e ti aspetto al varco!
    Grazie, grazie, grazie! (per il gruppo mi sono un briciolo ispirata ai Sew Thinking…)

  5. 5

    Lo sapevo, difatti spero che i Sew Thinking siano un argomento importante nel racconto… questo, o uno futuro!

  6. 6

    In questo se ne respira solo l’inconcludenza :-) Nel prossimo chissà…

  7. 7

    Non è affatto inconcludente un gruppo il cui nome era scritto a matita abitualmente sul calendario ufficiale della saletta prove!

  8. 8

    Non e’ semplice, no.
    Ti leggo con piacere
    A presto

    PS
    sono un 3 ;-)

  9. 9

    Ah, ah, ti ringrazio :-)
    Beh, il 3 è buono: io penso di essere – come il protagonista – un 6 (classico cacac… tormentato dal dubbio).
    A presto