Garden State

- 9 Febbraio 2012

Lui torna nel New Jersey da Los Angeles – dove fa l’attore ma anche il cameriere – per il funerale della madre. Incontra lei, che è tanto dolce ed epilettica, e dopo due giorni che la conosce le racconta che il padre psichiatra lo imbottisce di psicofarmaci da quando, a nove anni, ha spinto la madre causandone la paralisi. Lui e lei si innamorano.

No dico, vi rendete conto di quello che poteva venir fuori da un plot del genere? Sentite anche voi il pelo che si rizza inorridito nell’immaginarvi attacchi terminali di epilessia e scene madri con recriminazioni padre/figlio degne del più shakespeariano daddy issue di Lost?

E invece: niente flashack con la mamma in carrozzella, niente lingue ingoiate e corse in ambulanza, padre e figlio si perdonano a vicenda ma senza troppe smancerie. E noi ci commuoviamo lo stesso, anzi di più, perché non serve un fiume di lacrime, a volte ne basta una sola, a volte basta uno sguardo, perché that is life. It’s real. Sometimes it’s fucking hurts. È così, lo sappiamo, non c’è bisogno di urlarlo. E ridiamo, anche, sempre perché that is life, la vita quasi sempre non è una farsa né una tragedia, è un dramedy. E sogniamo, ché that is life sì, ma è anche pur sempre un film, e nei nostri own private garden states è difficile trovare uno Zach Braff che si catapulti giù da un aereo per venirci a baciare sulle note di Shins/Coldplay/Nick Drake

Garden State
Regia Zach Braff
Anno 2004

 

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