Call of… death – È solo un gioco | Prima parte

- 6 Febbraio 2012

Malgrado i suoi quasi trentotto anni, Luca era ancora un moderato entusiasta. Un brivido lo attraversava tutte le volte che inforcava la cuffietta e posizionava il microfono ad archetto a un centimetro dalla bocca. Per un paio d’ore si sentiva veramente uno di quei nerboruti soldati dei corpi speciali che, mitra alla mano e torso di sigaro tra i denti, affrontano missioni ad alto rischio in qualche giungla sperduta dell’America Latina.

Per lui fortunatamente il rischio era confinato solo all’emicrania e a un marcato arrossamento oculare per un uso prolungato di vista e mente. L’allenamento pluriennale non l’aveva tenuto al riparo da questi effetti collaterali. Colpa dell’età, si rimproverava scherzando, ma non troppo: già dopo un’oretta di attività, il suo fisico da giocatore di bridge ne risentiva. Poco male, ci aveva fatto il callo e la mattina seguente tutto svaniva con un buon caffè.

I videogiochi erano una sua vecchia passione e, ora che non aveva più né l’età né il tempo per dedicarsi all’hobby, poteva solo affidarsi alla comprensione della sua fidanzata e utilizzare qualche ora notturna per andare a caccia di nemici virtuali. A dire il vero, di virtuale c’era tutto il resto, ma non i nemici, reali più che mai. Persone in carne, ossa e pixel che, pur standosene comodamente a casa propria, apparivano sul campo di battaglia come agguerriti personaggi giocanti. Miracoli della Rete, in grado ancora di sorprendere qualche nostalgico ragazzone dell’era dorata della dance music. Il gioco online aveva spopolato, e quando uscivano certi titoli della categoria “sparatutto” si scatenavano guerriglie infinite, specialmente nelle ore in cui i comuni mortali allergici alle realtà alternative di solito sognano o si danno al sesso, all’alcol o all’insonnia.

Il massimo grado di coinvolgimento consisteva nel dividersi in squadre e dialogare con i propri compagni utilizzando una sorta di comunicatore vocale. Uno sballo assoluto, grazie anche all’incredibile grafica tridimensionale, all’inquadratura in soggettiva e all’atmosfera che si respirava in ogni missione, sempre diversa e con la possibilità di vivere scenari differenti. Sulla soglia dei quaranta, Luca si concedeva ancora qualche escursione in questo mondo parallelo, con la ferma ragionevolezza del suo stato anagrafico, ma con quel vigore sano e consapevole di chi conosce i limiti leciti di una passione.

Si era ritrovato così a frequentare, se così si può dire, ragazzi molto più giovani di lui di almeno un tris di generazioni, facendoseli amici e guadagnando sul campo la nomina di “più vecchio” e i galloni da “bella zio”. A lui non dispiaceva fare il veterano della situazione, e, a dirla tutta, non se la cavava nemmeno male col joypad: anzi, se la giocava alla pari con la maggior parte dei partecipanti; merito del suo curriculum di giocatore che affondava le radici nei lontani anni ’80.

 

2 commenti su “Call of… death – È solo un gioco | Prima parte

  1. 1

    scrittura fluida ed ironica! molto bello! aspettiamo gli altri capitoli con ansia!

  2. 2

    le parole viaggiano come olio sul marmo..complimenti a questo scrittore energico e fresco!