#36 Sfigato a chi?

- 1 Feb 2012

C’è questa cosa che ce ne stiamo dietro i nostri schermi retroilluminati a digitare frettolosamente parole dopo parole. C’è che quando siamo in giro, magari a cena con altra gente, la mano corre ai nostri telefoni molto intelligenti per controllare se ci hanno scritto-laicato-menzionato-ritwittato-ribloggato-commentato-taggato. È uno scatto che sembra involontario, quello della mano verso la tasca o la borsa, che sembra quasi uno spasmo, uno di quei gesti che fanno gli ossessivi compulsivi quando si sentono costretti a ripetere all’infinito una certa sequenza altrimenti il mondo finirà.

Ci indigniamo ogni giorno, tutti i giorni. Per il comandante della nave che scappa (chissà se noi però al posto suo…), per chi si permette di chiamarci sfigati se non ci laureiamo prima dei ventotto anni (però facciamo finta di dimenticare le partite a calcetto nel cortile della facoltà durante gli appelli di semiotica), per le gallery di Repubblica (no, non abbiamo mai scattato certe foto, noi), il compenso di Celentano, il buco dell’ozono, le doppie punte, le bestemmie in tv, le merendine che negli anni ottanta erano così buone e oggi invece no.

Le discussioni diventano duelli tra fazioni che si urlano addosso come nei peggiori talk show e c’è un rumore di fondo fatto di opinioni rimasticate, pensieri copia-incollati da qualcun altro, frasi così vuote che dentro puoi sentirci l’eco. Forse perché ci piace fare il tifo e stare dalla parte giusta, noi-contro-voi, ebook-contro-odore della carta, slip-contro-boxer, pandoro-contro-panettone. E ci sentiamo meglio se vinciamo ma non ci basta, aspettiamo la prossima rissa.

Quando guardo ai miei, ai nostri trent’anni, mi vengono i brividi. Un po’ per le pubblicità sulle riviste che mostrano solo creme effetto Photoshop che ci autorizzano a sentirci sempre adolescenti e a comprarci le mutande di Hello Kitty, un po’ perché amiamo ripetere scuotendo la testa che ci hanno rubato il futuro, ma poi non facciamo niente per inventarcene un altro.

Sono questi brividi che mi fanno venire ancora più voglia di cercare la bellezza. In una foto, un disegno, un racconto. Ancora, ancora e ancora. Nonostante tutto.

A febbraio SettePerUno cerca occhi appassionati. 

 

7 commenti su “#36 Sfigato a chi?

  1. 1

    Bell’editoriale, sono d’accordo con te su tutto, specialmente sulle idee vuote e copia-incollate.
    C’è una cosa però che mi fa paura: questa idea dell’inventarsi un futuro. Sarò pigra e poco fantasiosa, ma non mi sembra giusto che, mentre un tempo bastava decidere o desiderare il proprio futuro (e credo che in questo la generazione dei nostri genitori è stata la più fortunata, perché tutti hanno più o meno potuto decidere cosa volevano fare e, con un po’ di impegno, ce l’hanno davvero fatta) adesso che il futuro non c’è più (ma se ce l’hanno rubato, poi, dove l’hanno messo?! l’hanno dato a qualcun altro?!) dobbiamo inventarcelo noi. Come dire: “se non sei fantasioso, non ti fai venire l’idea giusta,non ti fai un culo bestiale per trovarti un’alternativa, ci dispiace tanto ma non combinerai mai niente”. Ecco a me questa cosa fa molta paura e penso che ognuno dovrebbe avere anche il diritto a essere pigro e poco fantasioso e a poter comunque avere un futuro bello e solido facendo ciò che gli piace o che desidera.
    O no?

  2. Giovanni A.
    3

    Il sottosegretario voleva dire una cosa che, in un determinato contesto etc. etc., un senso ce l’ ha, ma usando la parola ‘sfigato’ – ma dico io è mai possibile che nel 2012 un under 40 classe-dirigente-del-paese non conosce i rudimenti della Comunicazione ? – ha dato l’ abbrivio al nostro caro perverso rapporto media-politica. Caso da manuale. Elementi base : l’ arena, i rotweilller, la processione dell’ ovvio (il laurendo che fa 3-4 mestieri per sopravvivere e dottore tardone che è ora capo dei capi di una corazzata ) nel mezzo le solite parole trite e ritrite, e ancora trite. Risultato : tra un paio di giorni tutto sarà felicemente dimenticato, i problemi veri (Ehi ! Ehi ! Affrontatemi ! Sul serio in modo serio, da paese civile…dai, una buona volta !) rimangono e Michel Martone sarò ricordato come quel tipo degli studenti sfigati e nulla più. Uno sfigato, insomma.
    E’ finito il tempo della pensione, della liquidazione, il mangiare a sbafo, tanto pagano loro (loro chi? Loro TU). Brividi ?Il futuro è tutta suspense. Un lunghissimo brivido che ci accompagnerà fino a quando non avremo più nulla da rabbrividire. E poi non dite che non ci sono più thriller di una volta. Beccati Hitchcok sul groppone, a dirigere la tua vita, ogni santo giorno. Tié !
    Cercare cose belle mi piace assai, e credimi dopo un contorto percorso paraesistenziale è l’ unica parvenza di certezza che ho oggi,e dire che ho superato l’ arco dantesco.
    Ora mi fermo che questo commento è scandalosamente lungo.

  3. 4

    @Chiara: anche io quando ascolto/leggo l’espressione “ci hanno rubato il futuro” penso sempre “ma dove l’hanno messo?” e soprattutto “ma che futuro era?”. Sono d’accordo sul fatto che un qualsiasi tipo di futuro non dovrebbe essere irraggiungibile come un miraggio, ma penso anche che non so se un futuro alla Fantozzi – posto fisso in ufficio e niente da fare tranne milioni di partite a solitario – sarebbe quello giusto per me. Mi danno poi fastidio le frasette facili da dirsi ma difficili da viversi come quella di Monti (il posto fisso è monotono), se penso al saltare da un lavoro all’altro senza prospettive, scontrandosi con gente che magari non vuole pagarti o pagarti troppo poco o in nero. La questione non è semplice, mi confonde e spesso mi frustra, soprattutto quando ascolto storie di lavori assurde, ingiuste (ti consiglio la lettura di “Alice senza niente”, romanzo ironico e istruttivo sulla nostra generazione di stagisti). Inventarsi un futuro secondo me non significa necessariamente dover essere più furbi degli altri, ma sapersi ritagliare uno spazio in cui respirare, cercare il bello, far crescere qualcosa che non sia solo dovere. Dico sempre che senza SettePerUno sarei molto più triste ed è vero, verissimo.

    @Alez: conosco l’articolo. Grazie. :)

    @Giovanni A.: viva i commenti scandalosamente lunghi. Cerchiamo il bello nonostante sottosegretari ingenui e pensioni volatilizzate, sì. :)

  4. 5

    credo, forse ingenuamente, che il lavoro flessibile non sia così male. non mi ci vedrei, come ho letto poco sopra, nello stesso ufficio per quarant’anni, a fare la mezze-maniche. è bello poter cambiare.
    il problema è tutto in certe forme contrattuali, che strozzano qualunque possibilità di crescita. Non se ne esce.

    La mia ricerca del bello si concentra nelle tante piccole cose che mi fanno stare bene, come la cucina, la musica, gli amici e le idee strampalate. E il dormire abbracciata al gatto che mi fa le fusa sulla testa.

    (mi rendo conto di aver scritto un commento semi-inutile, ma ci tenevo alla mia dose di ovvietà gratuite :D )

  5. 6

    @Valentina: no, ma io sono d’accordo con te e mi immagino che SettePerUno sia per te fonte di grande gioia. Dico solo che un futuro decente dovrebbe essere assicurato a tutti, anche a chi non ha le risorse (materiali, intellettuali, ecc.) per inventarselo da solo…

  6. 7

    voglio dire due cose su michel martone, perché bisogna distinguere

    1. michel martone voleva dire che è meglio fare un lavoro da artigiano che piazzarsi all’università per anni ed anni.
    che non c’è niente di male a fare l’artigiano.
    che la laurea è stata sopravvalutata ed inseguita a tutti costi per anni (in tutti i sensi).
    e che adesso bisogna dire ai giovani che quella direzione che gli avevano indicati le precendenti generazioni era sbagliata.

    2. michel martone si è laureato a 23 anni ed è diventato ordinario a 30 grazie ad antonio martone, suo padre;
    e non deve permettersi né di usare espressioni come “dobbiamo dire ai nostri giovani” né di dare dello sfigato a chicchessia.

    “in qualche modo” (come dice lui), distinguerei l’ingenuità dal delirio di onnipotenza di chi ha le spalle coperte comunque si muova