Zagreb

- 16 Gennaio 2012

Recensioni SettePerUniche*

Fa uno strano effetto leggere un romanzo scritto da un amico. Fa uno strano effetto leggere un romanzo scritto da un bookblogger con cui ho scritto un libro. Fa uno strano effetto leggere un romanzo dopo averne ascoltato l’incipit in un Kindle-reading in un locale di Bologna.

Fa uno strano effetto, un bell’effetto. Ho appena chiuso l’ultima pagina (carta, non bit) di Zagreb di Arturo Robertazzi. Un romanzo che parla di una vicenda che appartiene alla mia memoria solo a brevi flash, quasi fosse una fiaba dell’orrore raccontata prima di andare a letto.

La guerra. Non la guerra dei potenti, la guerra dei soldati al fronte, la guerra dei libri di storia. La guerra dei ragazzi che si credono eroi, dei patrioti del dolore, dei plotoni di vendetta. La guerra di chi uccide loro perché prima loro hanno ucciso noi. La guerra di chi violenta le loro donne perché prima loro hanno violentato le nostre. La guerra dove non ci sono padri e non ci sono figli, non ci sono amici e non ci sono amori. Ci sono solo noi e loro.

La guerra del puntare, mirare, sparare.

«Il massacro dell’ospedale era una delle favole preferite dai nostri. La Guardia la raccontava sempre, quando voleva impressionare i nuovi arrivati. Ma io non ci avevo mai creduto, non potevo ammettere che si potesse arrivare a tanto: allora noi della Base eravamo solo una briciola nel caos di quella guerra?»

Zagreb
Arturo Robertazzi
Aìsara

 

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