Occhi a sogni aperti #5

- 30 Gennaio 2012

occhi a sogni aperti

 

PORNO È BELLO

Mi sono sempre chiesta come mai non si possa fare del porno bello. Insomma, è come se il bello (da un punto di vista fotografico, cinematografico, puramente estetico) possa arrivare dal cinema per bambini fino all’erotico, poi basta. Il vedo-non vedo può ancora avere una luce decente, una fotografia studiata, una recitazione curata, una sceneggiatura che stia in piedi, ma oltre quello non si può andare. Se si sfocia nel porno si abbandona qualsiasi canone estetico per rifugiarsi in uno squallore fatto di tette rifatte, tacchi di vernice nera, assenza di recitazione, trama a dir poco ridicola. Un giorno mi sono detta: ma la nostra vita sessuale è porno? Sì. Vista dall’esterno sarebbe percepita davvero così squallida e meccanica? Non credo. Se un film ben fatto è in grado di mettere in piedi una finzione credibile, tanto che possiamo arrivare a immedesimarci e piangere e ridere con i protagonisti, perché non possiamo guardare due attori che sanno fare l’amore come se fosse vero? L’amore dovrebbe essere bello da guardare. Senza considerare il fatto che il porno sembra sempre fatto per gli uomini.

Qualche tempo fa è girato un video molto divertente, Girls watch porn too, in cui delle ragazze dichiarano al mondo che – ebbene sì – anche loro guardano porno. Solo che pare che l’industria del porno non abbia alcun interesse a produrre qualcosa che possa piacere alle donne. Insomma, è possibile fare del porno bello? In cui ci si possa immedesimare, che possa aspirare a vincere un premio per la miglior fotografia o per la migliore sceneggiatura, e che non abbia un punto di vista solo maschile (e tendenzialmente maschilista)?

 

ERIKA LUST: WE MAKE LOVE, NOT PORN
Erika Lust è una regista e sceneggiatrice svedese, ma stabilitasi a Barcellona, di film porno “al femminile”. Un giorno ho letto queste sue parole e ho pensato: eureka!

“The first time I saw a porn film, I´d had the same reaction that many women have – while I was aroused by some of the images, for the most part I found it unsatisfying. The audiovisual quality was awful. I didn’t identify with anything that I saw. Okay – I’d long realized that there are deep issues about women’s sexuality and they way that it’s been represented in our society, but porn really made this clear to me. The women did not look like they were enjoying themselves, and the sexual situations were totally ridiculous.
“We’re modern women!” She continues. “It made no sense to me that in porn we were not modern women, we were slutty Sharons, horny teens, sex maniac nannies, desperate housewives, hot nurses, and nymphomaniac hookers, always at the service of mafiosos, pimps, drug dealers, multi-millionaires or African-American sex machines, always looking to please rather than be pleased, always happily surprised to find a mega-sized penis (right where it belongs) behind the zipper.

Erika fa film belli. Sono persone che fanno l’amore sul serio, e si vede, e soprattutto si vede bene. Erika fa film belli da guardare: guardateli.

 

MARÍA LLOPIS E IL POST PORNO
A quanto pare a Barcellona c’è una vera e propria scena del porno alternativo, che si raggruppa sotto l’etichetta di “Post porno“. Estremizzando ancora di più le riflessioni della più commerciale Lust, il post porno arriva a proporsi addirittura come movimento politico e conclusione visiva (per immagini, performance, testi, video, progetti artistici, blog o qualsiasi altro formato) delle lotte femministe e queer sviluppatesi intorno al corpo, al genere, alla costruzione di una nuova concezione della sessualità. L’obiettivo è arrivare a costruire un linguaggio differente, a volte anche metaporno.
María Llopis, artista eclettica di Barcellona, è una delle pioniere del movimento. In occasione della sesta edizione del Porn Film Festival di Berlino (2011)  ha presentato – assieme al performer  israeliano Ariel Efraim Ashbel e all’organizzatore del festival Jürgen Brüning – “Meat/ing the internet“: una performance che riflette sulla confusione dei ruoli di produttore e consumatore, porno star e spettatore, così come dei concetti di pubblico e privato, nell’epoca del porno su internet.

 

MA È SEMPRE STATO COSÌ? IL PORNO VINTAGE
Ammetto di essere sempre stata molto affascinata dall’estetica erotica dei primi decenni del ‘900. Corpi femminili dalle linee morbide, delicatezza, un esplicito che non turba, ma eccita. La mia conoscenza del campo si limitava alla fotografia, in cui avevo principalmente visto sempre e solo corpi femminili. Un giorno però sono inciampata in un filmato di inizio secolo, Chez le docteur, e ho scoperto l’esistenza di una filmografia – neppure troppo esigua – di porno d’epoca. La cosa per me incredibile è stata ritrovarvi gli stessi identici cliché del porno contemporaneo: la scenetta del dottore e della paziente, il ménage à trois, persino lo strap-on (!). Se non fosse per un’ingenuità che fa quasi sorridere e per la fotografia morbida, la sobrietà delle riprese e l’assenza di quello squallore asettico a cui ci hanno abituati.

Come ultimo spunto di riflessione sull’argomento, vi lascio un piccolo regalo: una raccolta di “scene scandalose” di film vecchi tagliate via dalla censura, per capire quanto il concetto di porno sia legato alla società e alla politica in cui nasce.

E io concluderei che sì, fare del porno che sia anche bello è possibile, solo che forse bisogna prima scardinare qualche paletto di moralismo residuo.

 

Un comment su “Occhi a sogni aperti #5

  1. 1

    Molto condivisibile! Aggiungerei altre due possibili motivazioni. Forse il porno ha avuto vita troppo “facile” nei decenni scorsi (ora credo sia cambiato qualcosa): riuscendo a fare enormi profitti senza dover faticare troppo sulla qualità, ha seguito una via da mass-market della pugnetta e ha ignorato le nicchie più esigenti. Se però ora si scoprisse che la nicchia esigente non è più tanto nicchia, forse le cose cambierebbero.
    L’altro discorso che mi sta a cuore è quello che cliché, che nel mondo dell’erotismo sono come scogli al largo dell’isola del Giglio. Non vedo perché in film “normali” non possano entrare scene esplicite se funzionali alla storia. Così come non possa esistere un film porno con una storia, uno spessore non solo dei genitali…
    Oltre la moralismo, il nemico è la banalità.
    M.