La puntualità sopra ogni Co… op | Seconda parte

- 15 Gennaio 2012

Due finocchi superstiti fanno compagnia al latte HD.
Prossima tappa il bancone della carne, la trita per mammà.
Giusto quattro passi, mi basta superare la zona dolci di Natale, circumnavigare la minivecchietta bionda permanentata che ostruisce in parte il passaggio nel corridoio, svoltare a destra e il macellaio…

“Scusi, giovanotto, scusi!”
“Dice a me?”
“Certo a lei” sguardo compassionevole della piccola sciura che mi osserva con due occhi grigio topo.
“La ringrazio, sa, ma giovanotto non me lo ha mai detto nessuno, neppure quando giovane lo ero davvero, parliamo di venti e passa anni fa.”
“Se non è giovane lei pensi me” risposta al limite del singhiozzante della mia interlocutrice, una coppia di orecchini argentati oscillano come palle natalizie su un albero rinsecchito.

Le sorrido, quasi a rinfrancarla.
“La prego, non mi potrebbe aiutare? Sa, sono bassa e quel Pandoro lì” fa segno verso una confezione Baluani posta in cima allo scaffale “proprio non riesco a prenderlo.”
“Si figuri, ci penso io.”

Free climbing consumista e in pochi secondi il Pandoro è consegnato.
Due mani rugose lo afferrano, il grigio topo degli occhi scruta la preda, pochi attimi e gli orecchini oscillano nuovamente, il movimento innescato da un rifiuto della confezione rossodorata.

“No, non va bene, non va mica bene.” la testa senile ruota orizzontalmente, destra-sinistra, sinistra-destra, indispettita.
“Perché?”
“Questo scade il 30 aprile.”
“Mancano quattro mesi, signora, ha voglia quanti pandori farà fuori da qui ad aprile!”
“No, io il pandoro lo mangio a piccoli assaggi, mi dura mesi e mesi e mesi.”
“Quanti, per la precisione?”
“Almeno sei!”

Seconda arrampicata, Walter Bonatti spero mi protegga dall’alto dei cieli.
Che vergogna, rischiare l’osso del collo per un’attempata rompipalle, alla ricerca di un pandoro che abbia stampato un bel 30 Giugno sotto la scritta “Da consumarsi entro il”.

Afferro impaziente le confezioni, un ripetitivo 30 aprile, 30 aprile, 30 aprile, 30 aprile, accentua il nervoso col quale, via via, scarto i pandori che osano sopravvivere non più di 120 giorni (non ci sono più i pandori di una volta!), sposto la prima fila di scatole nella speranza che man mano vada modificandosi, posticipandosi, la data di fine vita zuccherovelata.

15 maggio (seconda fila), 30 maggio (terza fila), 15 giugno (quarta fila), nel frattempo mi ritrovo con tre quarti del corpo sopra lo scaffale, 15 giugno (quinta fila, no, porca putt!), 15 giugno (sesta e definitiva fila, ma vaffanculo, va!).

Scendo disperato e incazzoso, spedizione fallita, il Monte dei Pandori mi osserva beffardo.

“Mi spiace, ma non vanno oltre la metà di giugno.”
“La metà di giugno?”
“La metà di giugno” ripeto.
“Oh no, questa non ci voleva proprio.” “Non potrebbe, non potrebbe…” la piccola bestia mi indica gli azzurrodorati Melegatti “… provare con quelli lì?”

Osservo l’orologio: le 3 e 18!

“No, signora, non posso.”
”Ma come?”
“Non posso, se non mi sbrigo mi scade la fidanzata!”
“Fidanzata?”
”Sì, la fidanzata!”
“Fra quanto scade? A giugno?”
“No, è più delicata di un Pandoro. Fra 42 minuti!”

 

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