La puntualità sopra ogni Co… op | Quarta parte

- 29 Gennaio 2012

Per i cracker non vi sono attese dovute, li prendo al volo.
È una Coop minuscola, la “mia” Coop, somiglia a un minimarket a conduzione familiare, se non fosse per il nome che richiama una catena a diffusione nazionale.

Tre.
Le casse sono tre.

La prima ha il numero 1 spento, la sedia della cassiera desolatamente vuota.
La seconda ha il numero 2 spento, la sedia della cassiera desolatamente vuota.
La terza ha il numero 3 spento (causa guasto, risalente alla settimana scorsa, non ancora riparato), una giovane cassiera alla consolle fa scorrere con la tipica pigrizia pomeridiana delle confezioni di fusilli Barilla.

Terminata la sfilata della pasta, la ragazza (credo si chiami Giovanna, o Gianna o Anna, o Na, sì, il suo nome è Na, ora ricordo), preme un pulsante che è causa di un immediato sibilo all’interno della cassa e del successivo sputo dalla suddetta (la cassa, non la ragazza) di uno scontrino.

Il foglietto passa delle rosee, salutari mani di Na (o Anna, forse no, Gianna, e se fosse Giovanna, sì, il suo nome è Giovanna, ora ricordo) a una sorta di artiglio screpolato, ultima appendice di un braccio rinsecchito, anticipo di spalla cadente che sorregge un collo rugoso al di sopra del quale una minuscola testa di donna, o di bruco, non riesco a distinguere con esattezza, dà segni impercettibili di vita.

La brucononna, creatura che ha eletto il supermercato postprandiale suo habitat naturale, sembra meravigliarsi della cifra riportata sullo scontrino, la mimica facciale mostra sbigottimento seguito da terrore, la mano sinistra, solo ora me ne accorgo, stringe disperata un borsellino che immagino non contenga una quantità di denaro sufficiente a consentire l’acquisto barillico. La brucononna ondeggia in senso orario (le sue colleghe dell’emisfero australe sono caratterizzate da rotazione antioraria) per alcuni secondi e poi, con un Pluff a suo modo aggraziato, cade al suolo.

Un “Aaaaaah Eeeeeeh Iiiiiih Oooooh Uuuuuh” dissonante, un coro lamentoso, un brusio di coristi verdiani (per anagrafe) accompagna disperato la dipartita della vecchietta (il rigor mortis renderà difficoltoso il recupero del borsellino intrappolato fra le cinque ossute dita del cadavere), un insieme di sei voci (tanti sono gli ottuagenari in fila, diligenti, ognuno munito di carrello all’interno del quale figurano non più di tre, massimo quattro, prodotti) si frappone fra il sottoscritto e Giovanna-Na, sei maledettissimi clienti che si traducono in un’attesa verosimile di 36 minuti (autopsia esclusa) per poter pagare la coppia di finocchi, il latte HD, i cracker di riso, uscire dal supermercato, mollare la spesa a casa, raggiungere con la metro Piazza Duomo, per poter sorridere e abbracciare e baciare e possedere e sposare e amare, sì, amare, indefinitamente amare, Manuela, la mia unica, adorata, insostituibile, inimitabile, precisa, rigorosa Manuela. Manuela dagli occhi blu, Manuela che la puntualità sopra ogni cosa, Manuela che la puntualità sopra ogni Coop, Manuela che guai a te se non arrivi per le quattro, Manuela che non ammette deroghe, Manuela che ma quali vecchi rincoglioniti, Manuela che non accetterà le mie scuse, Manuela che doveva essere mia e che mia non sarà.

 

2 commenti su “La puntualità sopra ogni Co… op | Quarta parte

  1. 1

    la morale, se ce n’è una, è che non si deve anteporre lo shopping all’appuntamento
    ciao

  2. 2

    @yetbutaname
    La morale è sempre quella… fai merenda con Girella (in offerta 3×2) :-)
    Ciao e grazie