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Breve storia dell’universo 4

di



Le accarezzo i fianchi. Sono morbidi, c’è un piccolo neo proprio sopra la linea dei glutei. Glielo bacio.
“Così mi fai venire i brividi”.
Si gira. I capezzoli sono scuri e ancora arrossati intorno. Il seno di destra pende un po’ a sinistra, così che entrambi i seni sembrano affetti da un lieve strabismo. Le morbidezza delle labbra è interrotta da una piccola screpolatura, che accarezzo con la lingua. Mi trattengo, ma la tentazione è quella di levigarla, fino a farla sparire.
“Baci bene”.
Sono ancora sorpreso dal suo chiarore, in contrasto con la macchia scura in mezzo alle gambe.
Lei viene ancora, questa volta senza foga, lasciandosi andare. Non smetto di osservarla.

“Che c’è?”
“Sei bella”.
“Non sono bella”.
No, non è bella. Ma c’è qualcosa. Seguo con il polpastrello la linea che unisce il neo alle scapole alate e la prima vertebra lombare, che sporge più del dovuto. Il tracciato forma la costellazione dell’orsa minore. Devo risponderle.
“Sì che lo sei”.
La bacio ancora. Lei viene su di me. Mi guarda con un sorriso infantile, mentre scende lungo il mio corpo.
“Voglio darti piacere”.
I suoi capelli le nascondono il viso. Potrei trasformarla in chiunque, vorrei farlo, ma mi blocco.
Siamo ancora a letto. È tutto il giorno ormai.
“Ho pensato di tutto”.
“Tipo?”
“Che tu fossi sposato”.
“Che stupida”.
“Sei sparito”
“Si sparisce dopo, mica prima”.
Mi sento un entomologo, più che un ardente amoroso. Certo, tutto funziona. Azione e reazione. Ma la sensazione è quella di perdere di più di quanto si guadagna. Non so davvero cosa sono diventato. C’ è qualcosa del mio caro vecchio io. La critica disillusa, il senso di vuoto, il distacco sociale. Ma insieme c’è anche qualcosa del nuovo. La timidezza è scomparsa, mi sento più disinibito. Ma tutto questo a cosa mi ha portato?
“Che cos’hai qui?”
“Una cicatrice”.
“Hai fatto la bua?”
La bua? Tutto il mistero, l’immaginario, il fascino della donna dei sogni nasconde questo? La bua. Non importa. Basta adeguarsi.
“Ho fatto la bua”.

Il professore mi aveva avvisato. Sarà lei. Ma non sarà più lei. Le abbiamo dovuto togliere una minuscola parte di amigdala. Non potevamo rischiare di lasciare del tessuto canceroso in situ.
“Cosa comporterà”?
“Non lo possiamo sapere con esattezza. Potrebbero insorgere dei fenomeni inibitori, così come l’affiorare di pulsioni represse. Nella peggiore degli ipotesi, la rimozione di una parte istintiva del suo io. Non si scherza con i sentimenti. Ma siamo stati costretti a farlo”.

No davvero, penso, mentre mi infilo i vestiti. Non si scherza con i sentimenti.
“Non te ne andare”.
Non rispondo. Continuo a vestirmi. È come se mi avessero portato via con il bisturi anche una fetta di empatia. Non riesco a godere di quello che un tempo mi era inaccessibile. Come se le chiavi dell’eden nascondessero in realtà un deserto di pietra. “Potrò imparare di nuovo?” Avevo chiesto al professore.
Ma lui mi aveva solo sorriso e stretto la mano.

“Vieni qui.”
Mi avvicino, lei mi abbraccia e mi bacia.
“Voglio dormire col tuo odore addosso”.
“Ti amo”, le rispondo.
Ma non so cosa voglia dire.

 

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2 commenti

  1. grande racconto, grande finale.

  2. Daniela

    Carissimo Pierpaolo complimenti perchè la tua storia mi ha tenuta con il fiato sospeso e mi ha dato delle sensazioni fantastiche.
    Sei davvero bravissimo.