Categorie Autori

Breve storia dell’universo 1

di



“E poi si diffonde, come in un cielo stellato.”

Dice proprio così il professore, allargando le mani verso l’infinito e quasi sorridendo alla metafora.

Per dirla tutta, era un po’ che mi sentivo un altro. Più vorace negli appetiti, disinibito, oddio, disinibito nei limiti di una patologica timidezza. Audace al punto da risultare irresponsabile (da quanto non passavo a un semaforo giallo?). Avevo pure smesso di inserire tutte le monetine nel parchimetro con enfasi compulsiva, tarando i miei passi in base allo scorrere del tempo legalizzato. A darmi fastidio non erano tanto i vuoti di memoria, le prosopagnosie, i disorientamenti temporali, quanto le reazioni altrui. A partire dal moltiplicarsi dei rapporti sociali, (147 nuove amicizie su Facebook) per finire con l’irragionevole risoluzione del complesso edipico, che tanti alibi aveva fornito ai miei fallimenti.

In definitiva non ero pronto a un nuovo me, che oltretutto si manifestava in una summa di ciò che detestavo nelle versioni altrui. In teoria il mio psichiatra avrebbe dovuto aiutarmi. Di fatto appariva animato da un irrazionale ed enfatico ottimismo. Lui, che di solito non si faceva scrupolo di palesare la sua annoiata condiscendenza ai miei piatti monologhi, ora sproloquiava di miglioramenti e supereghi, gettandomi nello sconforto.

Mi ritrovai così a godere del centro pedonale illuminato a Natale, sbirciando nelle vetrine la mia immagine sorridente, facendo le elemosine agli zingari e sentendomi come James Stewart in un film di Capra. Il prezzo da pagare era una naturale sensazione di disagio, come un attore alle prese con una parte più grande della sua mediocrità. Tuttavia, col tempo, imparai ad accettare le manifestazioni di calore, le occhiate vagamente interessate, gli istinti affabulatori e le banalità che mi spingevano a forza nell’anonimato vincente di un individuo medio. Lo scotto da pagare era alto: eliminati d’un tratto gli afflati artistici, il senso di superiorità inespressa, l’ambizione frustrata. Distrutti, rasi al suolo, egocentrismo, sindrome di Peter Pan, narcisismo, snobismo intellettuale, meschinità, sostituiti da amor proprio, leggiadria, voglia di vivere ed estroversione, tutti stati d’animo che non solo mi erano estranei, ma che non avrei neppure pensato di mettere nero su bianco su un foglio di Word.

“Questo, nella peggiore delle ipotesi, naturalmente”, continua il luminare quasi ottantenne, già famoso per il suo lavoro sui marcatori delle cellule gliali, che lo aveva portato a sfiorare il nobel nel 1978.

“Naturalmente”, ribatto io, incoraggiandolo con lo sguardo a fornirmi anche la versione benigna della macchia nella mia testa. Ma il professore sembra affezionato all’immagine delle metastasi carcinomatose che si diffondono nel mio cervello, come le galassie dopo il Big Bang, e prende inopinatamente tempo.

 

← Articolo precedente

Articolo successivo →

2 commenti

  1. FELICIA

    CARISSIMO PIERPAOLO SEI UN GENIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    MI PIACEREBBE LEGGERE ALTRO SCRITTO DA TE. pUOI INVIARMELO ALL’INDIRIZZO CHE AUTORIZZO A DARTI.
    gRAZIE GRAZIE GRAZIE PLEASE
    SONO GIA’ IN ASTINENZA SEI UN MITO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Felicia ti ama. E ha ragione!!!