151° | Seconda parte

- 13 Gennaio 2012

Una notte senza luna Aninha e i suoi compagni scivolarono furtivi fuori dai propri letti, attraversarono silenziosi i corridoi dai soffitti alti e i finestroni immensi, e raggiunsero il quadro della grande Dama. Una tela che a loro pareva enorme e terribile. Il ritratto della moglie del Senhor Pablo Soldon che un secolo prima, all’inizio del ’700, aveva speso parte del proprio immenso patrimonio per fondare l’Istituto, per dare una casa e una scuola ai piccoli orfani e ai figli delle famiglie più semplici e povere della città. In questo modo aveva regalato speranza e futuro a tanti, e soprattutto aveva dato una casa a tutti i bastardelli che egli stesso aveva seminato in giro. Aveva così cercato di pagarsi con moneta sonante il perdono dei propri peccati e un posto in Paradiso.

La Dama guardava severa dall’alto, ornata di gioielli e belletto, con il naso lungo lungo e le sopracciglia folte e nere come ali di corvo. Tutti i bambini della casa erano terrorizzati dal suo sguardo severo e passavano di corsa sotto il quadro senza neanche avere il coraggio di alzare la testa. Le suore invece si fermavano sempre a fare un inchino, il segno della croce e pregare come davanti a una santa.

Aninha aveva progettato a lungo l’impresa. Lo sfregio. La liberazione dal giogo della tiranna che con i suoi occhi maligni regnava incontrastata su tutti loro e sui loro incubi.

Pedro aveva sentito i sussurri, aveva visto le ombre e aveva riconosciuto l’inconfondibile profumo di biscotti, zucchero e terra bagnata dell’amata. Stretto tra le mani il suo straccetto per farsi coraggio, si era incamminato a piedi nudi lungo il corridoio, seguendo silenzioso e invisibile il gruppo dei grandi. Quando furono tutti davanti al quadro si fece strada tra gli altri fino a raggiungere la prima fila, proprio nel momento in cui la condottiera stava sussurrando con voce ferma: “La nostra è una lotta per la libertà. Un piccolo passo sulla strada verso un mondo più giusto”. Tutte le teste a scodella annuirono e anche la capoccia ricciuta di Pedro le imitò.

“Chi di noi lo farà?”, chiese Claudio. La Regina si guardò in giro. Ognuno di loro cercava di darsi il giusto contegno. Chi si sistemava i capelli, chi tirava su col naso, chi si grattava furtivamente il sedere. Chi, come Pedro, tratteneva il respiro e si teneva sulle punte dei piedi, cercando di sembrare un poco più alto.

“Lo farà lui”, disse Aninha seria, allungando il pugno chiuso verso Pedro. I loro occhi s’incrociarono, i ginocchi di lui tremarono, e la mano di lei si aprì a mostrare un pezzetto di carbone. Lui ricevette grato il dono della propria ragion d’essere. Poi, ripresosi dall’emozione, si chiese con orgoglio quale fosse il grande compito che gli era stato affidato. Quale fosse l’impresa che finalmente l’avrebbe messo in luce e gli avrebbe dato la possibilità di dimostrare la propria devozione. Cercando una risposta guardò il pezzo di carbone e poi guardò Aninha. Guardò Aninha e poi guardò gli altri ragazzi. Guardò gli altri ragazzi e poi riguardò il carbone. “Devi disegnare i baffi alla Dama”, lo informò Claudio.

 

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