151° | Prima parte

- 6 Gennaio 2012

Pedro la vide per la prima volta nel refettorio. La luce che proveniva dai finestroni alle sue spalle la faceva sembrare un angelo. Un bellissimo angelo nobile e fiero. Lei aveva grandi occhi neri con ciglia di seta, piccole labbra rosa perfettamente disegnate e un cipiglio da generalessa. Lui rimase stregato e, dalla sorpresa di trovarsi al cospetto di un essere tanto perfetto, aprì la bocca e il pollice umido gli scivolò via schioccando come il tappo di un fiasco di vino.

Quel giorno Pedro divenne un uomo. Perché solo gli uomini conoscono il vero amore e la cieca devozione.

Aveva appena compiuto cinque anni.

In realtà nessuno all’Istituto della Maria delle Grazie di Rio de Janeiro era immune al fascino di Aninha. Tutti i ragazzini la seguivano da vicino o veneravano da lontano. Spinti dalla passione amorosa i maschi e dal desiderio di emulazione le femmine. Persino le suore, che pur ne conoscevano l’allergia alle regole e la propensione alla ribellione, ne ammiravano l’animo appassionato. Alcune di loro, addirittura, sognavano per lei un futuro da Madre Badessa. Sognavano di riuscire a convogliare tutta quell’energia verso la fede, verso il Signore e soprattutto verso una strepitosa carriera ecclesiastica che avrebbe portato grande lustro a tutta la scuola. Una creatura così era destinata a fare cose grandi ma nessuno di loro, tranne Pedro, aveva intuito appieno quanto grandi potessero essere.

Aninha aveva sette anni ed era a capo di un gruppo di fedelissimi, con i capelli a scodella e le ginocchia sbucciate, che rispondevano ai suoi ordini con cieca obbedienza e religiosa sollecitudine. Ogni giorno si cimentavano in nuove e perigliose avventure. Ma ciò che amavano di più era sfidare le autorità, con particolare accanimento verso il cuoco, “O Porco”, che li affamava facendo la cresta sulla spesa e riempiendo la zuppa di carne guasta, e Don José, “O Porco Grande”, il frate confessore che non li perdonava mai e, fra una penitenza e un’Ave Maria, li condannava sempre tutti all’inferno.

Aninha non sopportava certe prepotenze e, tra dispetti e atti dimostrativi, combatteva la sua battaglia che era la battaglia di tutti. Lei era una figlia del popolo col portamento da Regina. Una Regina guerriera.

Pedro, al contrario, non era dotato di carisma e neanche di particolare coraggio. Le sue caratteristiche principali erano i pidocchi abbarbicati tra i ricci, la candela al naso, e un cuore grande e pieno d’amore puro. Lui guardava la sua Imperatrice da lontano, ammirandone la fiera bellezza e l’animo indomito, la schiena dritta e la parlantina incessante. Sognava di poter diventare il suo cavaliere. Il suo fedele scudiero. Il suo braccio destro. Tutto sommato si sarebbe persino accontentato di prendere il posto di Claudio. Quel ciccione, borioso lacchè che Aninha tollerava solo perché la sua altezza sopra la media e il fisico da giovane toro erano armi necessarie alla lotta.

Pedro sognava ma non si faceva illusioni, sapeva che, agli occhi di lei, non sarebbe mai stato nient’altro che uno dei tanti piccoli orfani. Uno della folta massa di ragazzetti di scarto, che tra le quattro mura del collegio non ci stavano solo per studiare come lei, ma ci rimanevano perché non avevano nessun altro posto dove andare. Senza famiglia. Senza casa. Senza futuro.

Pedro era rassegnato a essere uno qualunque, distinguibile dagli altri solo per lo straccetto che portava sempre in mano. Uno straccetto vecchio e puzzolente ma che per lui profumava di mare, sole e mamma.

 

3 commenti su “151° | Prima parte

  1. 1

    L’ho letto tutto d’un fiato! Molto appassionante!

  2. 2

    Scritto ottimamente, belle figure retoriche e interessante. Esiste un ebook?

  3. 3

    @Paola: grazie! E il bello deve ancora venire! ;)

    @Leggivendola: grazie, sei gentilissima. No, nessun ebook, ma se vuoi sapere come continua la storia torna su questi lidi venerdì prossimo.