Pretty Woman

- 14 Dicembre 2011

Oggi parleremo di Pretty Woman, intanto perché lo conosciamo a memoria ed evitando di raccontare la trama posso risparmiare sulle battute, poi perché sintetizza un concetto semplice quanto sconosciuto ai più: certo che puoi innamorarti della persona sbagliata, a patto però che tu abbia poi il fegato per starci insieme.

Vivian (come l’attrice che fu Scarlett) ed Edward (ai tempi in cui un protagonista sexy poteva chiamarsi così senza evocare vampiri adolescenti) si innamorano e sanno bene che questo inconveniente incasinerà loro la vita, e non poco. Ciò diventa palese quando lui picchia l’odioso tizio che ha ricordato a Vivian che mestiere facesse fino all’altro ieri.

Dopo questo afflato entusiasta, il maldestro Edward si lancia in un poco convinto e poco convincente tentativo di rassicurare la sua bella sul fatto che sia trascurabile l’abisso che li separa (lui squalo della finanza, lei meretrice, “in fondo entrambi fottiamo il prossimo per denaro”). Eppure basta una semplice osservazione di lei, pragmatica donna, a farlo desistere: “cosa farai? Picchierai tutti quelli che incontrerai?”: basta questo, dicevamo, e Edward molla tutto, e Vivian se ne va, perché ha ragione. Perché lui, almeno fino a quel momento, non ha avuto coraggio.

E come sa chiunque si sia innamorato della persona sbagliata, ci vuole un gran coraggio a portare avanti la storia sbagliata.  Ma come sa chiunque si sia innamorato della persona sbagliata, superato il momento in cui si porta avanti la storia sbagliata, quella storia diventa la storia giusta. Non vuoi altro che quella storia. I problemi che sembravano inaffrontabili ce li siamo lasciati alle spalle, infinitesimali e ridicoli. È vero, c’è voluta una botta di pelo sullo stomaco, ma il cielo sa se ne è valsa la pena.

E infatti ta-dàn. Sorpresa. Alla fine il buon Edward (il caro vecchio Gere all’epoca in cui si preoccupava più dei suoi muscoli che del Dalai Lama) quel coraggio lo trova e si presenta sotto casa di Vivian per arrampicarsi fino al suo balcone con un mazzo di fiori e una proposta di matrimonio, sfidando vertigini e pregiudizi.

Vivian, ti ricordi cosa pensavi? Che capitava solo a “quella gran culo di Cerentola”? Vivian, sono passati vent’anni. Te lo dico io com’è finita. Cenerentola e il Principe, la coppia perfetta, hanno divorziato e stanno litigando sulle domeniche coi figli e sull’assegno di mantenimento. Tu e Edward, quelli che mai avrebbero dovuto incontrarsi né tantomeno innamorarsi, vi ritrovate in qualche bar di Hollywood a bere, amoreggiare e spassarvela.

Come capita solo alle coppie impossibili che hanno avuto il coraggio di saltare il fosso. E noialtri comuni mortali, con le nostre storie assurde e improbabili, ci auguriamo solo che il miracolo accada anche a noi.

Pretty Woman
Regia Garry Marshall
Anno 1990

 

4 commenti su “Pretty Woman

  1. Giuseppe Ierolli
    1

    Di “Pretty Woman” ricordo la più bella recensione operistica che io abbia mai letto, nella scena in cui i due sono all’Opera di San Francisco a sentire “La Traviata”. Alla fine dell’opera lui le domanda se le è piaciuta, e lei risponde: “It was so good, I almost peed my pants!”, ovvero: “È stata così bella, mi sono quasi pisciata nelle mutande!”. Nella versione italiana la frase è un po’ edulcorata, anche se altrettanto efficace: “mi si sono attorcigliate le budella!”

  2. Giuseppe Ierolli
    2

    P.S. Ho controllato. Non è lui a fare la domanda, ma una elegante signora nel palco vicino.

  3. 3

    … E poi la signora chiede: Che ha detto?
    E lui: “Ha detto che le è piaciuta tanto perché era tanto bella!”.

    #saperloamemoria

  4. Giuseppe Ierolli
    4

    Ovvero: “She said she liked it better than Pirates of Penzance.”