Midnight in Paris

- 20 Dicembre 2011

Midnight in Paris è la miglior fiaba di Natale che si possa raccontare a uno scrittore. O a un redattore, o a un giornalista, o a qualsiasi editorial-tizio. Perché tutti noi produttori di carabattole a forma di parole sogniamo Ernest Hemingway come consulente, Gertrude Stein come editor e una musa ispiratrice con gli occhioni di Marion Cotillard. Vabbè, per noi femmine c’è Adrien Brody che fa Salvador Dalì: anche se sta in scena dodici secondi ed è doppiato tipo Pablo&Pedro, resta di una figaggine impressionante.

Dunque, la trama. Gil, sceneggiatore con ambizioni da scrittore (Owen Wilson, con la solita faccia da fidanzato ideale) è in vacanza a Parigi con la promessa sposa Ines (Rachel McAdams truccata come Scarlett Johansson: a Allen mancava il suo feticcio?). Nessuno dei due pare molto convinto del matrimonio imminente: a lei piace fare shopping, intrattenersi con un ritrovato ex, criticare l’attuale con i ricchissimi e zucconissimi genitori (ma poi, dico, su due che si stanno per sposare e vanno in vacanza romantica a Parigi coi genitori di lei, voi quanto scommettereste?) mentre lui passeggia di notte in cerca di idee per un romanzo che non decolla.

E puff, come per incanto a mezzanotte arriva la carrozza: macchine d’epoca lo trascinano nelle notti folli della Parigi-Festa Mobile degli anni Venti. Ci sono fiumi di alcol e artisti ovunque, ci sono Zelda e Scott Fitzgerald, c’è la casa di Gertrude e Alice Toklas, c’è un divertentissimo Hemingway visionario e un po’ stordito, ci sono Picasso e Man Ray, c’è Bunuel a cui suggerire l’idea di un gruppo di borghesi che non riescono a lasciare una casa (però qui giganteggiano Non ci resta che piangere e le scene di Troisi e Benigni che spiegano “treno” a Leonardo Da Vinci). E alla fine c’è Toulouse-Lautrec, che con gli anni Venti non c’entra più niente, però a questo punto dovrei raccontarvi come finisce il film.

Dimentico qualcuno? Ah, ecco. Lo sappiamo tutti da una vita, nel cast c’è Carlà, la première dame, in una parte tanto mal recitata quanto inutile. Ho sognato che strapazzavo l’amato Woody per capire perché ci avesse inflitto questa punizione. Poi ho sognato un dialogo sotto casa mia.

«Amo’, dice che ar cinema ce sta sto firm de feste surrealiste co ‘ncerto Scott Fizzgerrald»
«Scott chi? Surreal cosa?»
«Ce sta Carla Bruni»
«E ‘nnamo, va».

Midnight in Paris
Regia Woody Allen
Anno 2011

 

2 commenti su “Midnight in Paris

  1. 1

    ah, la superflua inutilità di Carlà e la faccia sempre un po’ mono espressiva di Owen Wilson! peri l resto, il film l’ho adorato, come si adorano quelle cose un po’ surreali che ogni tanto fanno bene perché ti distaccano dagli abbrutimenti della realtà e fanno ritrovare ciò che si ama, a dispetto delle mode, delle tendenze, della gente, dentro una propria dimensione esistenziale!

  2. 2

    Sarà il Woody Allen sottotono di questi ultimi anni ? Il mio pregiudizio sembrava confermato dalle prime cartoline iniziali. E invece no, W.A. piegando il tempo a suo piacimento – e chissenefrega della logica e dei legami causa-effetto ,ogni tanto ci vuole- ci porta in quel mondo che hai ben descritto. Per gran parte del film ho avuto gli occhi sbarrati proprio come Owen Wilson quando si mette a letto a dormire – forse il suo miglior alter ego, fin qui – e quando suggerisce a Bunuel l’ idea dell’ Angelo Sterminatore, non l’ avevo davvero associato a Non ci resta che piangere, bella intuizione .
    Anche io voglio salire su un taxi, e trovarci T.S. Eliot !