L’inconfondibile tristezza della torta al limone

- 6 Dic 2011

La mattina che ho saputo dell’uscita del nuovo libro di Aimee Bender mi sono sentita improvvisamente euforica. Ho aspettato con ansia L’inconfondibile tristezza della torta al limone, ma non l’ho comprato subito. Ho voluto prolungare ancora un po’ l’attesa per trovare il momento giusto, la lettura perfetta. Poi è successo che un pomeriggio in cui dovevo disperatamente pensare a qualcos’altro sono andata alla libreria-supermercato sotto casa, l’ho comprato e mi sono sentita subito meglio.

Se in Un segno invisibile e mio Mona si aggrappava allo smettere e ai numeri, la piccola Rose scopre di riuscire a sentire le emozioni degli altri attraverso il cibo che hanno preparato. Se Mona non faceva altro che inventare antidoti sempre più sofisticati per difendersi da una realtà troppo aguzza, Rose si ritrova aggredita dagli umori del mondo e tutte le persone care che la circondano diventano trasparenti, le si insinuano dentro.

La glassa invitante di una torta al limone nasconde ondate di tristezza e il bisogno divorante d’amore di una madre che cerca di essere perfetta. Il cibo rassicura solo se è prodotto da una macchina e non da un essere umano; i distributori automatici sono la via di fuga di Rose, l’unico modo per chiudere gli occhi e smettere di sentire.

Un padre sempre con la testa altrove, un fratello geniale ma asociale, le compagne di scuola che non possono capire, George che la tiene per mano, una nonna che spedisce pacchi strampalati: l’universo di Rose è fatto di tanti piccoli buchi neri. Crescere e vedere i propri affetti allontanarsi è doloroso, soprattutto se niente consola, nemmeno il cibo.

Leggere Aimee Bender significa farsi catturare dal possibile raccontato da una scrittura ritmata capace di non farti staccare gli occhi dalle parole. Quello di Rose è un romanzo di formazione tenero e dolente sull’accettare la responsabilità dei propri demoni e trasformarla in punto di forza. Le ultime pagine, poi, sono così intime e intense che la lettura rallenta per non finirle troppo presto. Si chiude il libro sospirando sopraffatti.

Proprio adesso che il cibo è il protagonista dei programmi tv, affolla gli scaffali delle librerie e gli scatti dei nostri smartphone, L’inconfondibile tristezza della torta al limone è il libro adatto per smetterla con i discorsi da gastrofanatici amanti del food porn e lasciare spazio al gusto, alle sensazioni e alle storie che sa evocare.

«Come se un sensore, fino ad allora sepolto in profondità dentro di me, allargasse il suo raggio d’azione e cominciasse a scrutare tutt’attorno, allertando la mia bocca a qualcosa di nuovo. Perché la bontà degli ingredienti − la cioccolata sopraffina, i limoni freschissimi − sembrava una coltre sopra qualcosa di più grande e di più oscuro, e il sapore di quello che c’era sotto cominciava ad affiorare nel boccone. Certo, riuscivo ad assaporare la cioccolata, ma a folate e di traccia in traccia, in un dispiegarsi o in un aprirsi, sembrava che la mia bocca si stesse anche riempiendo con il sapore della piccolezza, la sensazione del rattrappirsi, dell’inquietudine, assaporando una distanza che non so come sapevo collegata a mia madre, come se sentissi un sapore pregno dei suoi pensieri […]»

L’inconfondibile tristezza della torta al limone
Aimee Bender
minimum fax

 

Un comment su “L’inconfondibile tristezza della torta al limone

  1. 1

    “Le ultime pagine, poi, sono così intime e intense che la lettura rallenta per non finirle troppo presto. Si chiude il libro sospirando sopraffatti”. Vero vero vero: bravissima “lettrice supersonica” :) mi è sembrato di ritornare dentro al libro, con garbo e profondità.