Sento una fitta al fegato. Sono una persona suggestionabile, un ipocondriaco. E il fegato per me è prezioso, mi serve per bere, è tutto ciò che mi rimane. L’epatite no, meglio l’AIDS, ma l’epatite no. Prego che almeno questo sia un bluff.

«Io per fortuna l’ho saputo subito, ho fatto il test e – grazie a Dio – è risultato negativo. Ma Valeria ha dovuto fare un trattamento di interferone-qualcosa per mesi, prima di risolvere. Pensa che adesso lo facciamo col preservativo. Bella rottura, eh!»

Ho l’istinto di urlare, di chiedergli perché non me l’ha detto quando l’ha scoperto, ma sarebbe grottesco, questa messinscena è colpa mia: in una partita truccata le regole sono solo facciata. Vorrei buttargli giù la libreria IKEA, rigargli la Mackintosh, pisciargli in testa: ma Carlo è il doppio di me, il naso me l’ha già rotto una volta e io sono un cagasotto. In testa la crudeltà del Teatro degli Orrori scema in un’eco sorda, lasciando spazio alla terza Gnossienne. Ed è qui che ho un’intuizione.

«Sai, secondo me Satie è sopravvalutato. Dopo quella merda di film di Amélie queste cazzo di Gymnopedies e Gnossiennes te le infilano ovunque, nei documentari, nella filodiffusione, nei tg, non se ne può più. È da allora che quando parte Satie le femmine sospirano e che, di conseguenza, i maschi lo suonano quando hanno voglia di scopare. Persino io e Valeria scopavamo su Satie, sai?»
«Noi scopiamo coi Muse» controbatte Carlo, ghigno duro e sigaretta.
«I Muse, altro gruppo sopravvalutato, secondo me. Ma ti dicevo di Satie. Lo sai che originariamente Gymnopedies e Gnossiennes erano scritte per essere suonate a un terzo della velocità di tutte le versioni che conosciamo? Satie le aveva concepite come una presa per il culo del minimalismo accademico, una roba concettuale, una provocazione. Niente di romantico, insomma. Un esercizio di stile.»
«Un esercizio di stile. Capisco. E allora?»
«E allora la tua versione super-veloce di Satie non esiste. La stai suonando a 45 giri.»
«Non è possibile…»

Carlo ha le mani poggiate al mobile dello stereo. Più fissa il pulsante 45/33, più sprofonda in un abisso. Comincia a singhiozzare. Io abbandono l’appartamento prima che torni in sé e mi rompa il naso per la seconda volta.