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La casa in cui vivo dal giorno della mia fatale nascita è esposta a est-ovest | Terza parte

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La casa in cui vivo dal giorno della mia fatale nascita è esposta a Est-Ovest. Sono stanze bianche, benevole e piene di luce. C’è una cornacchia che gracchia ogni mattina, mi sveglia insieme con il rumore dei tram che passano, che ormai è diventato uno stridere di rotaie dolce e familiare. Quando piove e le nuvole sono basse, riesco a sentire i rintocchi delle campane della chiesa nella piazza vicina. Mia sorella è cresciuta arrampicandosi come una scimmia sugli scaffali della cucina, mio padre è diventato un uomo appoggiando i conti da pagare sulla specchiera dell’entrata, mia madre è invecchiata tra il Mughetto e il Rosmarino. Forse le piastrelle del pavimento si sono rotte in alcuni punti, i andrebbero ritinteggiati, gli alti soffitti stuccati di nuovo, e sicuramente il bagno è un incubo anni ’80, ma il mio spirito positivo si percepisce nei cassetti della biancheria, nelle pompe dell’acqua calda, negli infissi delle finestre, nelle persiane grigie, nelle doghe del parquet, nelle tazze da tè, nelle porcellane, nei pomelli, nel forno, nei lampadari, nei caloriferi, financo nei tubi della caldaia autonoma.

La infesto in ogni sua parte. Impongo la mia forza con la mia sola presenza.

Eppure, essendo la casa in cui vivo dal giorno della mia fatale nascita esposta a Est-Ovest, ci sono ore peggiori di altre: dalle tredici alle quindici, quando il sole è più alto nel cielo e brucia a Sud, le finestre sono vuote di raggi e la casa cade nell’ombra. È nervosa, così inaspettatamente buia nel mezzo del giorno, e Azzurra. Perché l’ombra proiettata dalla luce è Azzurra, in verità. Odio quell’azzurro intenso, così acuto e così aspro.

Quell’azzurro che disegna così bene le case di fronte, che guardano dentro attraverso le tende sottili e arrendevoli. Quell’azzurro come di Agosto, che mette alla prova anche le anime più forti.

I muri sussurrano segreti e sento battere colpi.
È Azzurra contro Viola.

Non le ho mai viste davvero, ma, in un angolo non troppo remoto della mia mente, ci sono tre ombre decrepite che percorrono il corridoio scuro, lungo quanto dodici dei miei passi. Arrivano dalla stanza dei miei genitori e poi spariscono in fondo, dietro la libreria, dall’altra parte della casa. Non fanno mai il percorso inverso. Mi ricordano qualcuno.

Durante quelle ore sono sempre state date alla mia famiglia le notizie più tragiche.
Com’è successo oggi.

 

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1 commento

  1. LucyintheSky

    Sara, sei brevissima!
    All’inizio mi faceva un po’ strano non sentirti cinica e “turpiloquiante” come al solito, ma hai talento, davvero!