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L’arrocco | Prima parte

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In quasi dieci anni non avevo mai visto Carlo in pigiama. Ha un completo blu, la maglia con un motivo di bicchieri di martini, il resto tinta unita. È mortificato. Ci tiene a dare l’idea di uno che si sveglia alle sette anche la domenica e invece adesso sono le dieci e ancora si stropiccia gli occhi. L’ho colto di sorpresa, anche perché l’idea che ha di me è quella di uno che esce solo dopo mezzanotte.

«L’importante è che stai bene» mi ripete.
«Mai stato meglio.»
«E allora abbi pazienza, ci metto cinque minuti.»

Va a farsi una doccia. Non sopporta che lo veda così.
Aspetto in salone. Mi siedo sulla Mackintosh, perché so che è proibito. Il biancore dell’ambiente ricorda American Psycho: molto probabilmente basterebbe aprire l’armadio per trovarci un cadavere. Alle pareti una litografia della De Lempicka, un poster degli Arcade Fire live a Bologna e dei negativi di Terry Richardson. Un gruppo sopravvalutato, gli Arcade Fire, a mio parere, checché ne dica Bowie.

Quando sento il raglio dell’asciugacapelli lascio la sedia e mi stravacco sulla poltrona di pelle rossa. Pochi secondi dopo, Carlo, camicia bianca e pantaloni stirati, marcia dritto verso lo stereo, solleva il coperchio e fa partire il solito vinile di Satie eseguito da Kraus e Berg. Ne è così orgoglioso. “Una versione straordinaria e originale” ripete ogni volta “non solo è per due chitarre, ma è anche incredibilmente veloce!”. Riesce a infilarla in qualsiasi conversazione, questa rarità, con i pretesti più disparati, da quando la scovò a Camden Town nel 2003, pochi mesi prima di rubarmi Claudia.

«Hai qualcosa nell’occhio» mi fa.
«Ah, cazzo» dico io, e mi gratto la caruncola, ricavandone un granello giallo. Carlo si affretta a porgermi un kleenex.
«E quindi? Sono quasi nervoso» mi chiede, con un sorriso da ufficio stampa.
«Domani parto per Barcellona.»
«Ah, sì, è vero. Valeria me l’aveva detto. Ti servono soldi?»

Scoppio a ridere, per mettere in chiaro che non ho preso sul serio l’offerta. Poi mi alzo, gli giro intorno, lui mi segue con lo sguardo allampanato e i denti brillanti finché non torno a sedermi. Il problema è che non so come cominciare. Quindi forse è meglio evitare preamboli.

«Non era tuo.»

 

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3 commenti

  1. Si possono mettere cinquemila stelline?

  2. Sto pensando che dobbiamo aggiungere le stelle anche ai commenti :D quoto in toto Nadia!

  3. grande Maraschi.